FEMORE

Ho visitato la prima l’Istituto Ortopedico Rizzoli che avrò avuto otto anni.

Ricoverarono mamma che, per un problema congenito a un’anca, dietro consiglio del medico curante, dopo un consulto scelse di farsi operare lì.

Andava bene anche perché a Bologna avevamo gli zii, quindi una base sicura alla quale babbo poteva appoggiarsi, di giorno con mamma in ospedale, la sera a casa a dormire dagli zii.

Di recente, roba di qualche mese fa, ho rivisto quegli spazi per motivi di lavoro, un progetto di cui abbiamo cominciato a parlare con un referente dell’Istituto, relativo alla donazione Vittorio Putti, costituita da manoscritti rari, strumenti chirurgici che vanno dall’epoca romana all’ottocento, ecc. un vero e proprio tesoro misconosciuto o quasi; dovremmo studiare il modo per valorizzarla e darle visibilità. Vedremo…

Contrariamente a quanto credevo, con la memoria che tende a dilatare gli spazi e dopo molti anni a restituirne un’immagine ingigantita, ho avuta riconfermata la stessa sensazione di grandezza, di spazi enormi, dentro a questo corridoio monumentale che guarda da un lato verso le due torri e dall’altro verso i Colli.

Oggi, da cinque giorni, sono di nuovo qui.

È successo che Sabrina, mia moglie, lunedì è caduta, in camera, inciampando tra i suoi piedi.

Erano qui i miei suoceri, per fortuna, ma non ce l’anno fatta a stenderla sul letto perché troppo dolorante, così hanno chiamato il 118, sono arrivati e l’hanno messa a letto.

Hanno provato a convincerla che sarebbe stato opportuno accompagnarla al pronto soccorso per una lastra, ma lei non ne ha voluto sapere, dicendo che era solo una gran botta e con un po’ di riposo sarebbe passato tutto.

Ieri mattina poi, dopo una notte insonne e una lite perché secondo me avremmo dovuto andarci subito all’ospedale, senza aspettare oltre, si è decisa.

Ho richiamato il 118, sono arrivati e questa volta se la sono portata al’Ospedale Sant’Orsola, dove, ancora prima di farle la radiografia, a una prima occhiata hanno pronosticato che poteva trattarsi di una frattura.

E così è stato: frattura scomposta del collo del femore.

Siamo riusciti a farla ricoverare all’Istituto Ortopedico Rizzoli, martedì sera alle diciotto ricoverata, mercoledì mattina alle undici operata.

Martedì sera, una volta sistemata Sabrina in camera al quarto piano dell’Istituto, me ne sono tornato a casa, certo di aver fato le scelte giuste e, fortunatamente, nei tempi giusti che hanno consentito il suo trasferimento dal Santorsola al Rizzoli, lasciata alle cure di professionisti dei quali ci fidiamo, anche se per interposta persona.

Le hanno impiantato una protesi che sostituisce la testa del femore, quella specie di sfera che si attacca al bacino.

Operazione riuscita come da manuale (ne fanno centinaia all’anno) e decorso tranquillo delle ore immediatamente successive all’intervento. Poco dolore trattato con antidolorifico un paio di volte al giorno.

I problemi verranno dopo, nella fase della riabilitazione.

Ma ne parleremo tra qualche giorno, mi hanno detto.

Sicuramente si tratterà per un paio di settimane di degenza in un struttura riabilitativa che dovranno individuare nei prossimi giorni.

Questi i fatti.

Naturalmente non è tutto qui.

A questa situazione si accavallano mille sensazioni, dal déjà vu dei nostri importanti trascorsi ospedalieri.

Si rinnova il rito quotidiano dell’organizzazione familiare piegata dall’emergenza della circostanza: chi accompagna Jac, vado in macchina? bici? o meglio in autobus? Chi lo riprende, panino per pranzo, cena da fare, il cambio per Sabrina, ricordiamoci le posate e le cannucce, bacinella e salviette, ecc. ecc.

Si rinnova l rito dell’apprendimento della geografia di quest’altro Ospedale, dopo il policlinico Federico II di Napoli, l’Ospedale Maggiore, il Bellaria e il Santorsola-Malpighi qui a Bologna, la clinica per la riabilitazione a Santorso, in Provincia di Vicenza…

La strada per arrivare, la più breve, la meno trafficata a seconda dell’orario dello spostamento; dove parcheggiare a qualunque ora e semmai capire qual’è l’orario migliore per trovare subito un posto appena arrivo, senza dover fare giri a vuoto.

Poi si cerca di memorizzare il percorso che dall’entrata porta al reparto e altri percorsi alternativi, aspetto che questa volta è complicato dal fatto che sono in corso dei lavori di ristrutturazione, manutenzione e adeguamento e quindi l’‘ospedale a tratti assume le sembianze di un cantiere più che di uno dei centri di eccellenza dell’ortopedia italiana; con la segnaletica che non indica più la direzione giusta, sostituita da cartelli precari, fogli in formato A4 scritti a mano e indicazioni per forza di cose generiche, soggette a cambiamenti quotidiani.

Disagi, questi, ai quali si cerca di sopperire con la grande disponibilità di tutto il personale, sempre disponibili a dare indicazioni dettagliate sui vari punti da raggiungere e il percorso migliore per non perdersi.

Poi l’incontro con i medici, capirne la gerarchia; poi con gli infermieri, individuare pregi e difetti e capire a quale di questi sia meglio rivolgersi per certe richieste piuttosto che altre, nascono subito delle simpatie per l’una piuttosto che per l’altro.

Infine lo scambio di esperienze con gli altri pazienti della camera, alla sinistra di Sabrina una signora di Avellino, operata per l’inserimento di una protesi al ginocchio sinistro, alla destra una signora di Alba Adriatica, lei invece per la sostituzione della una protesi, anche lei al ginocchio.

Si entra abbastanza velocemente in confidenza, si ripercorrono i rispettivi trascorsi clinici, si confrontano timori e aspettative, si commenta il menù del giorno.

Il microcosmo della vita da ricoverati finisce abbastanza vicino, solitamente non va più in là del corridoio sul quale si affacciano le camere; la maggior parte delle vicende esterne fanno fatica a penetrare qua dentro.

Ma va poi bene così: qui, con persone alle prese con i propri guai, importa poco, per esempio, delle beghe politiche o delle vicende del campionato.

Semmai ci si appassiona (va be’, appassionarsi non è proprio il verbo giusto) ai pettegolezzi letti su “CHI” e alle indiscrezioni sulla vita professionale di questo o quel personaggio televisivo, raccontate nelle rubriche dei telegiornali di Mediaset.

Argomenti volutamente leggeri, motivo di battute e magari due risate che in ospedale fanno sempre un gran bene.

About these ads

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...