FEMORE 4

SONO GIORNATE UN PO’ CONVULSE

Ieri pomeriggio Sabrina è stata trasferita dal Rizzoli a questa Villa Bellombra dove oggi hanno iniziato a farle la terapia riabilitativa.

Stamattina è stata dura.

Mi ha chiamato verso le dieci mentre ero a casa ad aspettare i miei che hanno dato il cambio ai suoceri.

Stava piangendo, non andava bene nulla:

la notte insonne, male alla gamba sinistra, l’infermiere che non sapeva/poteva/voleva darle qualcosa per il dolore; la mattina poi, dalle sette alle dieci, poco prima di chiamarmi, lasciata su di una sedia con la giustificazione che è parte della terapia che il paziente resti seduto per riacquistare il controllo del tronco, oppure adesso non possiamo metterti a letto perché passa il radiografo e poi dopo passa lo psicologo e ancora dopo il fisiatra; poi non l’hanno neppure cambiata…

Sono andato là da lei letteralmente assetato di sangue.

Appena arrivato mi sono trattenuto a stento dal fermarmi a piano terra in direzione e ho preferito salire al secondo piano in camera da Sabrina.

Ho cercato di tranquillizzarla dicendole che adesso avremmo cercato di capire bene le cose.

Mi sono fatto ripetere, con un po’ meno di agitazione, cosa fosse accaduto, e cercato delle giustificazioni agli episodi raccontati, dopo di che sono sceso a piano terra con l’intenzione di prendere per il colo tale dottoressa che ieri l’aveva presa in carico.

Ho iniziato col dire che ero lì per capire se le informazioni arrivate dal Rizzoli fossero state chiare o no, e non parlavo della frattura ma del quadro clinico pregresso.

Al che la dottoressa ha risposto che le informazioni solitamente sono abbastanza laconiche e…

Mi scusi un attimo, però…”, l’ho interrotta

…sulla cartella clinica c’è scritto a chiare lettere che il trapianto della protesi dell’anca è stato fatto su un soggetto affetto da sindrome VHL con emi-paresi alla parte destra del corpo, è scritto chiarissimo qui in prima pagina” e indico la cartella che nel frattempo la dottoressa ha messo sulla scrivania

quindi io credo che se un paziente con questo quadro clinico, se dopo due secondi che è stato messo su di una sedia, in quella posizione ci sta male, questo va rimesso a letto; se dopo altri due secondi sta male anche a letto, la rimettete sulla sedia e può andare avanti così per tutto il giorno e non si può lasciarlo tre ore su di una sedia. Credo anche che non sia importante se la terapia prevede che debba stare seduta:

è arrivata dodici ore fa, prima cerchiamo di capire come vada somministrata questa parte specifica della terapia a una persona nelle sue condizioni, dopo proviamo ad applicarla se è il caso di farlo” attimo di silenzio. Ne ho approfittato per aggiungere dell’altro

E poi, perché stanotte l’infermiere non ha chiamato il medico di guardia quando gli è stato detto da mia moglie che aveva male a una gamba?

Sabrina ha una sua terapia che le prescrive una serie di farmaci, ma se questi risultano insufficienti, l’infermiere chiama il medico di guardia che le somministra dell’antidolorifico o non so che cosa per farla stare meglio.” altro silenzio e altro intervento, tutto piuttosto serrato.

Non è neppure stata lavata e cambiata, quando è evidente che in queste condizioni non è in grado di farlo da se.

Dovrà stare qui almeno due settimane se non di più e se cominciamo così, oltre a riportarla a casa su di una sedia a rotelle (fatto altamente probabile) la riporto a casa con un equilibrio mentale affatto tranquillo e siccome ci siamo già passati e so quello che dico, questa cosa non va per niente bene, è d’accordo con me?

… … …

Mi scusi, neanch’io sono affatto tranquillo” voleva essere una giustificazione, ma invece è uscita fuori più come una minaccia e in tutta onestà avrei ribaltato la scrivania, dalla rabbia che stavo provando.

Poi ho pensato che lì in quella clinica ci sarebbe dovuta restare Sabrina, mica io, quindi ho cercato di rientrare nei limiti di un educato confronto. E così è stato per il resto dell’incontro

La dottoressa metteva giù degli appunti, ha preso atto della situazione (più la mia situazione che di Sabrina) e fatto le sue osservazioni che principalmente vertono sul dire che nel trasferimento da un ricovero a un altro, spesso si creano delle situazioni di stress che possono contribuire all’insorgere di un disagio come quello da lei manifestato.

È solo il primo giorno e le posso assicurare che successivamente le cose si aggiustano sempre, si tratta di prendere le misure e capire come affrontare il caso

Ok, forse ho esasperato una situazione che invece è normale che abbia questo tipo di svolgimento, non lo so.

Fatto sta che dopo mezz’ora si è messo in moto tutto:

l’hanno lavata e cambiata, le hanno sistemato il letto e sostituita la sedie sulla quale era rimasta seduta per tre ore con un’altra più comoda, è passata la psicologa per una lunga chiacchierata, l’ha vista il fisioterapista e subito dopo pranzo è partita la prima seduta di riabilitazione.

Non c’entra nulla la mia sparata, nessun merito credo; le cose sarebbero andate lo stesso per il verso giusto.

Però, sapete quella piacevole sensazione, magari illusoria, di essere riuscito a far valere i diritti di una persona che in quel momento è vittima di una qualche disagio e di un equilibrio reso fragile da un insieme di cause?

Ecco, appunto.

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