FEMORE 5

A me gli ospedali privati fanno sempre una certa impressione.

Ho come la sensazione che da un momento all’altro, dietro una porta socchiusa, si possa intravvedere il backstage di un set cinematografico.

Si insomma, avrò visto troppi film o telefilm nei quali i personaggi, a un certo punto della storia, si ritrovavano ricoverati loro malgrado in un ospedale, ovviamente finto, nel quale i cattivi di turno saranno intenti a estorcere loro segreti di vitale importanza.

Gli ambienti, apparentemente ricostruiti in maniera sapiente, sul più bello tradivano un elemento incongruente che rivelava il trucco, che so, un estintore mancante dove invece doveva esserci, un’uscita di sicurezza che dava su un vicolo cieco; oppure, al momento di fare una lastra, il finto tecnico radiologo non sapeva far funzionare la macchina rivelando così la messinscena.

Ah il personale! Solitamente questi ospedali disponevano di un personale di servizio, medici e paramedici e amministrativi, dall’aspetto sempre un po’ losco e incoerente con l’ambiente ospedaliero: capelli di colore improbabile, sotto un camice stirato di fresco un modo di vestire solitamente raffazzonato e inappropriato (le scarpe!), accenti di paesi dell’Est; d’altra parte erano i tempi della guerra fredda quando vedevo questi film. Era quasi del tutto impossibile crederli del mestiere solo a vederli.

Tutti indizi dai quali di lì a poco l’eroe si sarebbe accorto della trappola e ne sarebbe uscito indenne con le proprie gambe.

Villa Bellombra, Ospedale privato accreditato, posto sulle pendici del colle di San Michele in bosco a Bologna, mi ha fatto l’impressione di un set cinematografico, creato apposta per incastrare l’eroe di turno.

Ci si arriva lungo una stradina ripida e tortuosa, appena lasciata via San Mamolo (strada sufficientemente contorta da rendere difficoltosa la fuga dell’eroe dell’immaginario film, in caso di una sua fuga precipitosa)

Si tratta di una grande villa ottocentesca che intorno agli anni ’80 venne adibita a Ospedale privato e di quegli anni, per una certa nefasta tendenza dal punto di vista dell’insistente latitanza del buongusto, porta ancora le tracce al suo interno, come, per esempio, il marmo bianco venato del pavimento, marmo che riveste anche le pareti della reception.

Oppure la ringhiera della rampa che porta ai piani, in metallo ornata di pannelli a specchio; l’intonaco color giallo pastello alle pareti, tipo stucco veneziano; per non parlare degli infissi in alluminio anodizzato delle finestre.

A questo proposito, quando vedo infissi di quel tipo, penso sempre volentieri a quella battuta del film “Henry a pezzi”, in cui Woody Allen chiede a un tipo incontrato all’inferno: “ma cosa ha fatto lei per essere quaggiù? Ho inventato gli infissi in alluminio anodizzato…

Villa Bellombra dall’esterno ha l’aspetto di un albergo termale un po’ decadente; forse nei suoi trascorsi lo è anche stata un albergo, del quale conserva la struttura, sostanzialmente assimilabile a quella di un piccolo ospedale nel quale successivamente potrebbe essere stato riconvertito.

Disposto su tre piani ci sono le sue 36 stanze, quasi tutte a due letti, stanze le cui finestre si affacciano sulla sottostante via San Mamolo, verso la collina sovrastante e verso il centro di Bologna. Palestre, uffici amministrativi, ambulatori e cucina sono situate tra il seminterrato e il piano terra.

Ma veniamo al personale.

Ah il personale!

Nella breve carrellata di personaggi che abbiamo incontrato  poco dopo arrivati, il primo è stato un’infermiere che sembrava indossare una strana parrucca e con i denti incisivi disposti un po’ a caso sulle gengive.

Potrebbe sembrare che la voglia buttare sull’aspetto estetico, quella sembianza sommaria di cui accennavo all’inizio.

Però a guardarli bene, in effetti sembrano tutti scelti (appunto per girare le scene di un film) solo in virtù del loro aspetto da comparsa,  più che per le capacità professionali effettive (accudire i degenti).

Gli ho chiesto dell’orario per il pranzo e mi ha risposto che credeva fosse verso le 12 e 30.

Mi sembrava di aver letto le 11 e 30, non so…”

“Ah, può essere, magari adesso m’informo

Eh, magari…” ho guardato Sabrina tra l’incredulo e il divertito. Cosa avreste pensato voi?

Ci hanno poi spiegato che si trattava di un tirocinante, era lì appena da due giorni. Va be’, capiamo.

Per la cronaca il pranzo è servito per le 11 e 30.

Altro personaggio degno di nota, che ha fatto il suo ingresso in scena di lì a poco, ecco l’infermiere del tipo Metrosexual:

alto, muscoloso con le maniche del camice corte ma ripiegate ben sopra il bicipite, moro, capello corto e ingelato, sopracciglia rasate a forma di ali di gabbiano, un velo appena di barba incolta, accento pugliese.

A seguire ecco la prima infermiera che incorriamo: ben piazzata al limite del corpulento, capelli finto biondo e, indovinate un po’? Ha l’accento da paese dell’Est.

Uora tu prieparare tuti bagaglia in armadieto, poi arriva dottori per visita tua siniora” si chiama Maria.

A quel punto ho capito che si stava trattando certamente di un piano, una cospirazione ai nostri danni da parte della Spectre.

Materiale per il prossimo 007…

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