Colpi di tosse

skaIo sto bene.
Io poi alla fine sto sempre bene.
«La radiografia che abbiamo fatto non va per niente bene, ha un focolaio di polmonite, il polmone destro non è messo bene per niente, dobbiamo portarla in rianimazione…»
«Dottore, cazzo, scusi ma ve lo devo dire io che l’aerosol non serviva più a niente? È da tre ore che lo dico…»
«…la situazione è precipitata…»
«…»
«Va bene, lo dico io a Sabrina…»

La sveglio da quel dormire segnato dal respiro che da qualche ora è quasi un rantolo.
«Ehi… tutto a posto; senti… adesso ti portiamo giù perché così riescono a tenerti sotto controllo minuto per minuto, ok?»
«…Giù dove…»
«Ci sei già stata, giù… giù… in rianimazione, si… ma è solo una precauzione, così ti tengono sotto controllo. Ti accompagno anch’io, va tutto bene…»
«Ma tu non puoi restare…»
«No, però… adesso vediamo…»

La corsa, perché ho corso davvero, nel corridoio dell’ospedale, per seguire gli infermieri che correvano per portare in rianimazione Sabrina.
Le porte del reparto che si aprono e il dottore che ci stava aspettando.
«Aspetti qui, tra una attimo la chiamiamo»

Cinque, dieci minuti avanti e indietro nel corridoio.
Una prima testate contro lo stipite della porta, poi un’altra poco dopo contro un armadio lì accanto.
Avanti e indietro, avanti e indietro…
«Venga, solo cinque minuti però»

Sabrina è attaccata alla maschera ad ossigeno, ha delle nuove flebo, dei sensori fissati al petto con gli adesivi circolari; intorno monitor e strumentazioni varie dalle quali provengono segnali acustici, a volume basso, la cui eco si sente rimbalzare nella postazione centrale del reparto, presidiato da due infermieri, che davanti agli schermi monitorano una decina di ricoverati.
È ancora nel dormiveglia artificiale del Tavor, così dopo qualche minuto nei quali cerco di rassicurarla, non fa troppe opposizioni quando le dico che devo andarmene.
«Ci lascia un suo recapito telefonico? Così se servisse… cioè, speriamo di no, però è la prassi…»
«Si, capisco… 34574…»

All’una di notte l’ospedale è deserto; m’incammino verso l’uscita con gli occhi velati di lacrime, cercando d’immaginare come potrei reagire se mi arrivasse la loro telefonata tra qualche ora.
Potrei rimanere qui per questa notte. Mi guardo intorno alla ricerca delle sedute delle zone di sosta nell’atrio principale e m’immagino lì sdraiato, sorpreso domattina dal primo andirivieni della vita dell’ospedale che si rimette in moto.
Lascio perdere. Non è tanto l’imbarazzo, la sensazione del barbone che ha dormito su di una panchina che darei domani al risveglio, quanto l’inutilità del restare. Così vado verso il parcheggio.
Apro la macchina, mi siedo, faccio una respiro profondo e parto da Modena, lungo l’autostrada, verso casa…

Oggi, dalle 13 alle 14, siamo tornati lì con Giada, nell’orario stabilito per le visite ai degenti della rianimazione.
Abbiamo trovato Sabrina bene, abbastanza tranquilla, si vedeva che era nettamente migliorata rispetto a dodici ore prima, anche grazie alla broncoscopia che le avevano fatto poco prima che arrivassimo e alle dosi massicce di antibiotici.
«Ma ti pare che una come te supera sei operazioni, e di che tipo, e poi si fa fregare da una broncopolmonite qualsiasi, dai, neppure per scherzo»
«Già, figuriamoci…»
«Qualcuno ha cominciato a chiamarti “la guerriera”, pensa te!»
«Eh eh eh…»

… … …

Io sto bene.
Io poi alla fine sto sempre bene.
La fatica è passare da uno stato d’animo all’altro in un batter d’occhio, da così tanto tempo, venerdì ero a Siena per una cena con gli ex compagni di classe, una bella serata, e il giorno dopo un dottore, quando si dice il caso di Siena anche lei, mi dice che mia moglie sta rischiando grosso.
Stasera sono qui a raccontare quelle ore, rinfrancato dalle condizioni di Sabrina adesso sotto controllo e domani… domani non lo so…

Questo vivere in perenne allerta, neanche potessi poi essere io, o i miei suoceri, mia cognata, o i miei genitori, a dover risolvere le cose.
Restiamo spettatori, dei testimoni di quello che capita, con poche possibilità davvero di fare qualcosa di fondamentale.

Ci sarebbe voluta una bella laurea in medicina, ecco cosa, altro che…

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One thought on “Colpi di tosse

  1. Forza Rudi..sei un grande.. in queste circostanze farti i complimenti mi sembra davvero superfluo ma sappi che ogni volta che leggo le tue parole mi fai venire la pelle d’oca perche uomini meravigliosi e pazienti come te ..ce ne sono davvero pochi, se non rari..

    Potrai pensare di fare ben poco per aiutare Sabrina ma la cosa più grande è davvero l’amore infinito che gli stai dimostrando..e grazie per renderci partecipi della tua vita..mi sembra di poterti stare più vicino..con grande affetto Cristina

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