DIARIO DI UN CANDIDATO | Giorno DUE

Ho scoperto che c’è una prassi ben consolidata, che sciocco a non averci pensato prima, che consiste nel fermarle per strada i potenziali elettori, o chiamare direttamente a casa per chiedere il loro voto, ma non credo che la userò, non è nelle mie corde, ecco.

Anzi tutto perché chiunque mi potrebbe dire “vai tranquillo che ti voto” e poi mandarmi a cagare dopo che mi sono allontanato appena di tre passi, una promessa che insomma che non rappresenta proprio la garanzia di un voto in più.

Poi c’è il fatto che non puoi davvero fermare tutti i cittadini che credi potrebbero darti la loro fiducia per presentarti, perorare la tua candidatura e riuscire a strappare una promessa, diventerebbe un lavoro o stalkeraggio; si dovrebbe piuttosto individuare degli opinion leader, convincerli e lasciare che loro diventino i tuoi ambasciatori nei rispettivi territori di riferimento, per esempio il terziario, i commercianti, gli agricoltori, i cacciatori… e immagino che vada proprio così, perché alla fine si tratta di mettere in fila dei numeri che portino alla vittoria e le chiacchiere, evidentemente, stanno a zero.

Oggi sui social, dove ho postato il riassunto della presentazione di ieri, ho riscosso un certo numero di consensi, e poi stamani, nel primo giro in piazza da candidato, e ancora  nel pomeriggio, mi hanno fermato in diverse persone ed è stato davvero gratificante sentire i loro complimenti per essermi messo in gioco e, ammetto di esserci cascato, per ognuno mi sono chiesto “chissà se poi mi vota dopo queste chiacchiere, questi sorrisi, queste pacche sulle spalle…

In ogni modo, preferirei fare altro per intercettare dei potenziali elettori, non so, tipo stare seduto a un tavolo prenotato in un locale per due o tre tardo pomeriggio a settimana, davanti un cartello con scritto

DILLO AL CANDIDATO

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PARLIAMONE

se le cose che ci siamo detti ci avranno visti concordi, se sarò eletto tra i Consiglieri comunali, mi prendo l’impegno di portarle avanti e rendertene conto periodicamente.

Non farei promesse che non sono certo di poter mantenere, del resto come ho sempre cercato di fare con i miei figli; non chiederei direttamente il voto, mi limiterei ad aver fiducia che l’iniziativa convinca l’interlocutore della mia volontà di rendere un servizio alla cittadinanza, perché semmai i voti devono essere la conseguenza della credibilità che in parte credo di avere e in parte potrò ottenere da qui alla data delle elezioni.

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