
“Rudi devi tornate qui subito, c’è… c’è un problema, il bimbo… è solo una precauzione però lo hanno portato di là e insomma e… se tornate è meglio…”
Il 24 settembre di 22 anni fa, poco dopo le tredici, con Leo stavamo mangiando un panino al bar lungo il viale centrale del Sant’Orsola, mamma stava riposando, mentre tu eri dentro la tua bella incubatrice, come di rito dopo un parto cesareo.
Con mamma era rimasta Giovanna, la mamma di Clara e Annalù.
Avevamo appena finito i nostri panini che squillò il telefono, era Giovanna per dirmi di tornare indietro, sembrava ci fosse un problema…
Senza allarmare Leo ci affrettammo insieme verso il reparto di maternità, raggiunto il quale Giovanna mi raccontò che mentre mamma ti stava allattando iniziasti a diventare di un bel blu elettrico, perché faticavi a respirare. Così le infermiere ti avevano preso con una certa urgenza per trasferirti di corsa in terapia intensiva sub natale, in un edificio lì accanto.
Mamma lì per lì non si rese conto subito della situazione, era ancora un po’ provata dall’anestesia e comunque la rassicurammo che era tutto sotto controllo e “normale”, mentre di normale non c’era poi molto, passasti dei brutti momenti ecco.
Ti avevo visto per la prima volta un paio di ore prima e non fu così emozionante come avrebbe dovuto essere, in questa stanzetta che sembrava un ripostiglio, con altre tre incubatrici e altrettanti neonati, dormivate dentro quelle scatolette trasparenti, indifferenti al mondo circostante. Avresti potuto essere tu lo Jacopo che conosciamo, ma anche uno degli altri tre.
Nel tardo pomeriggio, stabilizzata la situazione, con mamma che si era ripresa del tutto, si venne a farti visita nella tua nuova dimora temporanea. Luci basse, il silenzio interrotto solo a tratti dai bip degli strumenti di controllo, tu, con un colorito molto più rassicurante e intonato alla vita cui ti eri appena affacciato su questo pianeta, eri bellissimo!
A quel breve distacco, dalla camera all’incubatrice e poi alla sub intensiva, attribuii da subito la responsabilità di aver iniziato a vederti come una creatura venuta da un altro pianeta e almeno per i cinque sei anni successivi, ogni volta che ti vedevo era come fosse per la prima volta, con la stessa sorpresa, lo stesso stupore del “Beh! E te?” e da quando hai avuto il tuo primo cellulare, la suoneria di quando mi chiami è la colonna sonora della serie tv anni ’50 ’60 “THE TWILIGHT ZONE” (“Ai confini della realtàW) perché un po’ in quella parte di universo lo sei sempre stato e la trovo una cosa rara, straordinaria e te la invidio sinceramente.
Buon compleanno marziano!