
“Questa volta una resa incredibile, hanno buttalo il 16 e 70…”
Ho visto il contenitore da 50 litri pieno più di metà e ho pensato che quello non poteva essere il nostro olio e invece…
“…per adesso il record della stagione”
Così, senza un evidente merito, come genitori felici che accolgono con stupore un bellissimo voto un po’ inatteso, preso a scuola da un figlio, ci siamo subito eccitati a quel “record della stagione” pronunciato da Alessia, il gestore del frantoio.
Tre settimane fa, forse un po’ di più, non ricordo bene, siamo anche restati fermi un bel po’ per la pioggia, periodo durante il quale c’è pure scappato un salto a Bologna e un’alluvione, tre settimane fa dicevo, ho iniziato la raccolta delle olive assieme a degli amici.
La prima volta fu nel 2020, dentro il coprifuoco del secondo lockdown, che ci vedeva lavorare tutto il giorno, in quel novembre più freddo ma assolato come oggi, quasi solo per liberare l’uliveta dall’abbandono che risaliva almeno a cinque, o forse più, anni prima.
Praticamente senza attrezzatura, che non fossero due cesoie, un tronca ramo, il rastrello e la scala, l’entusiasmo fece la parte più grossa del lavoro, liberare quegli alberi e riportarli letteralmente a nuova vita, finalmente spogli dai rovi e dalle infestanti che li soffocavano, potati dai rami secchi e improduttivi, degli infiniti polloni che sperperavano una quantità di linfa vitale in una miriade di rivoli, era davvero ogni volta un’emozione; guardarlo bene prima di iniziare il lavoro, girandoci un po’ intorno per capire da dove attaccare la vegetazione, scegliere il punto giusto e darci dentro, a volte anche per un’ora e mezza, prima di ridare la luce e l’originario aspetto all’ulivo “adesso bello mio, che ti abbiamo liberato, siamo diventati amici, ricordatene!” tutto molto romantico, fuorché professionale.
Quattro anni fa la raccolta non fu generosa come in questi giorni in questa zona e un po’ in tutta la Toscana, non c’erano molte olive, ma la resa non fu male, mi sembra di ricordare circa il 14 e qualcosa e la produzione si limitò a una buona fornitura casalinga.
Per due anni poi non ho partecipato; quest’anno siamo partiti con altri presupposti, maggiori ambizioni e sopratutto anche altri attrezzi che nel corso degli anni si sono aggiunti ai primi. Non abbiamo un abbacchiatore, strumento che velocizzerebbe il lavoro, ma siccome stiamo facendo principalmente una potatura importante, via via che tagliamo i rami carichi di olive, una volta stesi a terra, le raccogliamo direttamente sulle reti posizionate ai piedi dell’albero e questo rende tutto più semplice.
Con le olive tra i piedi si deve fare attenzione ad ogni passo, mentre ci si sposta da una parte all’altra della rete per recuperare i rami, diventa una coreografia, una danza su quel tappeto verde puntinato del nero o del verde più chiaro delle olive, un passo di lato che tocca il suolo solo con la punta del piede, una altro mezzo spostamento dalla parte opposta per bilanciare il peso, un mezzo passo ancora per posizionarsi bene e non lasciare vittime già frante prima del tempo.
Poi c’è un altro aspetto, anche questo per niente professionale perché del tutto romantico: l’idea di prendere le olive una ad una staccandole dai rami, quasi farne la conoscenza mentre passano tra le dita per cadere nella rete e quando uno o due giorni dopo una volta arrivati al frantoio, rovesci le cassette della raccolta dentro il cassone dal quale verranno pesate e poi portate alla frangitura, sembra di rivedere quelle olive che avevo conosciuto nei giorni precedenti, riconoscerle come capita con oggetti familiari, quotidiani, quelle nere e quelle verdi, quelle più grandi e le più piccole, quelle tonde tonde e le altre più ovoidali. E poi l’alternarsi dei colori, una cassetta con la prevalenza del verde che viene sporcata dalla cassetta successiva in cui le olive raccolte sono tutte nere, e dopo aver riempito il cassone e passarci le mani sopra per livellarne il contenuto, ma anche per dare alle olive un ultimo saluto, quasi una carezza di gratitudine, prima di rivederle il giorno dopo in forma di olio extra vergine.