Parentesi tonda

PREMESSA
Avrei voluto dare una buona frequenza e continuità a questi brevi racconti di questo viaggio, ma non sono riuscito, almeno per adesso; e neppure di rispettare troppo la
cronologia m’è riuscito, si parte con qualcosa scritto prima di partire per poi saltare di palo in frasca.
Allora inizio a pubblicarne qualcuno via via, cosi come sono venuti, così come verranno.


Uno pensa che nella vita a volte devi fare un salto nel vuoto, per vedere coma va avanti. Come se la vita e il salto fossero due cose diverse.
Ma non funziona così. La vita è quel salto. Quella materia ignota che scivola via appena la attraversi.
È quella cosa che ti cachi sotto. È quella caduta, la vita.
Sono tutti gli altri momenti, quello in cui non salti che si dovrebbero chiamare in un altro modo
.


Tutto ciò che devi fare è decidere di partire e la parte più difficile è fatta.
Dunque parti
.


In totale 108 Kg, meno 92 che è il mio peso fa 16.
Questo mi ha detto la bilancia poco fa, sedici chili di zaino pieno di tutto quello che mi occorrerà per il viaggio; lo zaino da 75 litri e poi un altro più piccolo come bagaglio a mano da portare in cabina: domani, 12 dicembre alle 12.15 parto per tornare il 28 gennaio, 49 giorni che trascorrerò tra il sud dell’India e lo Sri Lanka.


L’idea di partire può nascere nei modi più vari: una fuga da dove si vive o la fuga da se stessi, la necessità di nuovi orizzonti, una latitanza, la curiosità per luoghi e popoli, monumenti, paesaggi, mari e città… a me è venuta perché una persona mi ha messo in guardia sull’ipotesi che, così le avrebbero raccontato, potessi diventare vittima di una fantomatica setta, con sede a Massa Marittima, di quelle che allontanano le persone dalle famiglie e gli portano via tutto e questi poi non tornano più a casa. Ho sintetizzato molto ma queste sono quasi le parole testuali,
Immaginate la faccia che ho fatto… avrei potuto riassumere con circonvenzione di incapace, per dare la misura della stima di cui evidentemente nutro in certi ambienti. Vabbè…
In ogni caso, setta o non setta, immagino per reazione uguale e contraria, il meccanismo è scattato: ma perché non farlo davvero un lungo viaggio?


Ad ognuno dovrebbe essere data l’opportunità di prendersi una pausa da tutto quanto e aprire una parentesi altrove, meglio se lontano, meglio ancora se si tratta di una parentesi ampia.
La distanza aiuta a vedere bene il perimetro delle vicende di cui siamo protagonisti, aiuta a capire quanto sia esteso quel confine e se ci sono collegamenti tra i vari episodi che ci
coinvolgono. Si perdono i particolari, questo à vero, ma la visione d’insieme è fondamentale.


Perché l’India, alla quale si sono poi aggiunte due settimane in Sri Lanka?
Si dice che non sei tu a decidere di andare in india, ma è l’India che ti chiama. Non lo so se è andata così, oltre all’apparenza del cursore del mouse che inizialmente scorreva tra Nepal, Tibet, India e sud est asiatico, francamente non ho sentito nessun richiamo spirituale; si certo, la fascinazione di una cultura millenaria che da sempre attrae la curiosità di così tanti e ci sarà bene un motivo se questo accade da sempre, no? Di certo so che vorrei capire un po’ di più di come si sta al mondo, e non è detto che lo si capisca meglio a quasi diecimila chilometri da qui, in un mondo completamente diverso da questo in cui vivo, però credo che possa aiutare.
Incontrare la diversità, anche diametralmente opposta, non per pesarla né misurarla, quanto per pesare e misurare me stesso, per capire cosa riesco a capire delle differenze, delle distanze e dei punti di contatto.
Così gli ultimi giorni d’agosto è nata e ha iniziato a crescere questa ipotesi, che dopo tre mesi e mezzo si è trasformata in una parentesi che spero e voglio contenga più cose possibile.

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