Motoperpetuo


La città di Bangalore, con i suoi dodici milioni di abitanti, considerata la Silicon Valley d’Oriente, è il centro dell’industria tecnologica del Paese.


Dall’aeroporto si arriva al centro in 40 minuti circa. Il traffico scorrevole dell’autostrada che che li collega, una volta superata la barriera del pedaggio, lascia il posto a un caos indescrivibile, come avevo letto e mi aspettavo.


Se fino a una ventina di anni fa andavano per la maggiore le biciclette, oggi in India tutti guidano un mezzo a motore con due, tre o quattro ruote.
Rare le donne in auto, qualcuna in scooter; quasi sempre da soli se in auto e non è un taxi o un tuk tuk, (gli Apini originariamente Italiani della Piaggio, adattate a taxi a tre posti, ma
all’occorrenza anche fino a cinque più l’autista) quasi sempre in compagnia se in scooter o moto, in compagnia di una due o anche tre persone, suonando il clacson continuamente, quando ce n’è bisogno, ma sopratutto quando è perfettamente inutile, una specie di affermazione sonora de proprio io. Se ne sentono di ogni tipo, da quelli più comuni anche da noi, ai più fantasiosi e incredibili che imitano il verso di immaginifici animali preistorici, sentiti provenire da diversi camion.


Il limite massimo di velocità è di 100 km all’ora e qui tutti vanno a 100, però sempre, in qualsiasi contesto, in qualunque tipo di strada, sia di giorno che di notte, se c’è o non c’è traffico di altri veicoli o il passaggio di uomini o animali.


È che una volta saliti sul proprio mezzo, continuano a muoversi come se fossero a piedi, quindi, proprio come quando cammini in mezzo alla folla, schivi il passante che ti viene incontro o ti infili in mezzo ad altri due per abbreviare una traiettoria, così va anche quando
guidano, solo che lo fanno ad una velocità cento volte superiore.


A complicare le cose c’è poi un sottile ma evidente atteggiamento di sfida a chi rientra per primo nella propria corsia, a chi frena per ultimo.


La guida è sulla sinistra, ma un po’ anche sulla destra; se la via più breve per andare da un punto A a un punto B è in senso vietato non ha importanza, si percorre quella, probabilmente
senza neanche sapere che si tratta di un senso unico, perché dietro non c’è la furbata, è una strada come le altre che può essere percorsa e tanto basta basta; certe volte quella strada è pure solo pedonale, anche se non esiste una vera e propria distinzione in questo senso, o
almeno non si vede.
Lo stesso discorso vale dentro ai parchi e lungo le spiagge, naturalmente.


E le luci poi? Se su un mezzo a motore ci sono i fari alti, perché non usarli? Così fari alti accesi sempre, giorno e notte.
Insomma tutto conferma la sacrosanta veridicità del detto indiano secondo il quale:
To drive you only need three things: good horn, good brake and good luck

e forse almeno una delle tre servirebbe anche ai pedoni.

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