
Ci sono luoghi che parlano da soli.
Lo fanno attraverso le proporzioni e i materiali scelti da chi li edificò, il silenzio che li avvolge.
Luoghi nati da un’idea di grandezza — non ostentata, ma pensata — e da mani che sapevano trasformare quella visione in pietra, in equilibrio, in presenza.
Non tutto si presta a ogni cosa, a ogni costo. Alcuni spazi reclamano misura.
Ma si sa, le proposte spesso riflettono più chi le fa, chi dovrebbe custodire e invece concede e chi le apprezza, che il luogo in cui si svolgono.
E persino chi dovrebbe custodire anche quella memoria finisce per confondere il rumore con il consenso.