Lost & Found

Il ’25 è stato un “anno deposito”, uno stanzone come quello degli oggetti smarriti: qualcuno trova in giro qualcosa che è stato perso e lo consegna lì, in attesa di qualcun altro che però, forse, non riuscirà a ritrovarlo; altri sono più fortunati: neppure le vanno a ricercare le cose perse, affinché queste possano finalmente lasciare il posto ad altre nuove, pronte a occupare quello spazio lasciato libero.

Anche le persone vengono perse, figuriamoci gli oggetti. Persone-oggetto, alcune le lasciamo deliberatamente per strada, né più né meno come potrebbe capitare con un ombrello: lo usi quando serve e, quando non ti serve più — o perché è un po’ rovinato, o perché non sta più chiuso — lo lasci dove capita, senza preoccuparti che forse quell’ombrello, per una volta negli ultimi dieci anni, era lui quello che aveva bisogno di te. Di essere posato al sole ad asciugarsi bene dopo un temporale, qualche stecca da raddrizzare sperando di non spezzarla nel tentativo, forse un rammendo per la tela, un’occhiata alla molla dello scatto automatico da regolare.

Un anno interminabile di lutti, di famiglie amputate, devastate, dimezzate; io ero lì a fare quello che c’era da fare quando ho potuto (perché la mia parte la garantisco sempre) oppure altre volte solo ad assistere, che è stato già tanto.

Un anno di persone che hanno aiutato come hanno potuto e di altre che, come hanno potuto, se ne sono andate, e c’è solo da dire — anche se con rammarico — meglio tardi che mai.

L’anno del viaggio della vita: un mese e mezzo in India, dove ho definitivamente compreso che ogni mercificazione della fede è quanto di più lontano possa esserci dalla fede stessa. Giorni in cui ho trovato più spiritualità e autentica fede in un signore di mezza età che ogni mattina agita il suo bastoncino d’incenso davanti a una delle tante divinità di quel paese, che in un qualsiasi ashram, comunità, centro di meditazione o ritiro spirituale che ospiti più di quattro persone. E in questo non fa troppa differenza essere in India o nel nostro Occidente: sempre di mercato si tratta, basta sapersi posizionare e, per chi ci crede, non dimenticarsi che forse un giorno arriverà davvero chi scaccerà quei mercanti dai templi.

Un anno fatto di un interminabile e continuo weekend in cui non c’è stato nulla da fare e nulla da dire, solo musica nuova nella playlist, che comunque è già tanto.

Poi, a guardare bene, anche un anno di progetti, di proposte che ne ho messi in fila almeno una decina: qualcuno resterà lì, altri avranno ancora una lunga gestazione; qualcuno è stato rifiutato perché accettarlo “non è previsto”, senza sapere bene da cosa o da chi, senza neppure aver parlato di quanto sarebbe costato, senza sapere cosa si sono persi. Ma è servito anche questo, perché a un certo punto mi sono detto che va bene lo stesso, tanto la fabbrica delle idee è sempre aperta.

Infine, un anno che si chiude con una promessa non fatta, lasciata sospesa a mezz’aria. Saranno questi mesi nuovi di zecca, che partiranno domani, a dire se sarà mantenuta.

La mia parte la garantirò anche questa volta.

Auguri.

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