Orientarsi

Nella prima metà degli anni ’70, a Massa Marittima, nella sala maggiore della Misericordia, la sezione locale dell’allora Partito Comunista Italiano organizzò una mostra di memorabilia della rivoluzione cinese: l’esposizione consisteva in una serie di pannelli lungo il perimetro della sala e di lunghi tavoli disposti al centro dello spazio che mostravano oggetti, gadget e materiali di propaganda prodotti durante il periodo maoista, oggi considerati pezzi da collezione.

Spille del Presidente Mao, distintivi in metallo o porcellana con il volto del leader, prodotti in miliardi di esemplari e indossati come segno di assoluta devozione. Il Libretto Rosso che conteneva le Citazioni del Presidente, formato tascabile e onnipresente durante tutte le occasioni pubbliche della Rivoluzione Culturale. Manifesti di propaganda, poster rigorosamente illustrati dai colori vivaci e dal forte realismo sociale, che erano affissi in fabbriche, scuole e case per diffondere i valori del partito. E poi oggetti d’uso quotidiano come tazze, piatti in porcellana, orologi, ventagli, statuette e specchi decorati con immagini patriottiche o citazioni rivoluzionarie.

Rimasi incantato soprattutto dalle illustrazioni dei poster che mostravano una moltitudine di giovani, donne e uomini, intenti a mietere il grano, o intorno a catene di montaggio, nelle piazze durante le adunata oceaniche, vestiti da contadini col cappello di paglia e il fazzoletto al collo, o appartenenti alle varie forze armate, oppure in tuta da astronauta, tutti sorridenti, felici e inneggianti al leader della Rivoluzione.

Questa premessa per dire che, forse, ogni viaggio ognuno lo ha già un po’ dentro di sé, e magari riemerge nella memoria dopo un lasso di tempo più o meno lungo, il mio ci ha messo cinquant’anni per tornare a galla: Il 19 settembre parto per la Cina.

Beijing, Shanghai, Zhangjiajie, Chongqing e di nuovo Beijing: quindici giorni per farmi un’idea e magari ritrovare qualcuna di quelle immagini viste su quei tavoli, o il loro sapore ormai così lontano nel tempo.

Ho iniziato a pensarci circa quattro mesi fa, guardando online, prendendo una guida, immaginando cosa mi sarebbe piaciuto vedere e cosa avrei potuto sacrificare, con la speranza di poterlo recuperare magari in un’altra occasione. Non c’è voluto molto per dire “ok, vado”, l’indecisione resiste fino al momento in cui schiacci il pulsante “acquista ora”, a quel punto, con il biglietto aereo già preso, non si torna più indietro, si parte.

Da lì in poi è partita quella che all’inizio era tutto fuorché pianificazione: un elenco di lunghezza improbabile di luoghi e attrazioni da visitare in sole due settimane, che forse neppure con il teletrasporto avrei mai potuto portare a termine. Quindi ho iniziato la selezione, tagliando via città e intere aree geografiche, seguendo l’idea che doveva essere un itinerario culturale, naturalistico e metropolitano che toccasse alcuni dei contrasti più iconici del paese in due settimane.

Dai e dai, aggiungi e togli, limando una data e un orario, con un’attenzione particolare agli spostamenti che spesso sono di migliaia di chilometri, la traccia che seguirò è questa:

Metropoli e storia tra Pechino e Shanghai Un’immersione che spazia dalla grandiosità imperiale della capitale (Città Proibita, Grande Muraglia a Mutianyu, ecc.) fino all’architettura futurista e all’energia cosmopolita della costa orientale.

Paesaggi naturali spettacolari: Zhangjiajie Una tappa dedicata alla natura incontaminata, celebre per i picchi di quarzite che hanno ispirato i paesaggi di Avatar.

Cultura fluviale e megacittà dell’ovest: Chongqing Un’esperienza nella “metropoli verticale” sul Fiume Azzurro, celebre per la sua urbanistica multilivello e la vita notturna.

Il tutto tenuto insieme da spostamenti con treni ad alta velocità e un volo interno per ottimizzare i tempi su un territorio immenso, lungo un percorso complessivo di circa 3.800 km.

L’aspetto pratico che più mi incuriosisce (e un po’ intimorisce) è l’utilizzo di una serie di App, esclusivamente cinesi, con le quali si fa ogni cosa: dal pagare il conto al ristorante, al chiamare un taxi, dal prenotare un’escursione a chiamare un delivery che ti recapita il cibo in camera facendolo consegnare da un piccolo robot, contanti quasi completamente spariti. Vedremo…

Un lieve timore anche per la barriera linguistica; pochissime indicazioni in inglese (e comunque non che io sia ferratissimo) così seguendo numerosi consigli a questo proposito, mi sono procurato tutte le traduzioni in cinese semplificato dei luoghi in cui andrò, indirizzi, hotel, attrazioni, stazioni e aeroporti…) da mostrare ai tassisti, ai passanti, ai portieri d’hotel… anche se diverse incognite restano per forza, l’ho verificato nel viaggio in India: per quanto tu possa prepararti nei mesi che precedono il viaggio, non appena si chiudono le porte dell’aeroporto alle tue spalle, sei dentro fino al collo in un posto nuovo, città, nazione o continente che sia. È da lì che si comincia davvero a orientarsi.

Per concludere, non so se ritroverò ancora quei volti sorridenti dei manifesti, o se restano solo polvere in qualche vetrina di stato ormai fuori moda anche a Pechino. Ma quando sarò di nuovo di ritorno a Bologna forse sarà bastato aver riconosciuto qualcosa, un colore, una luce, un gesto, per chiudere un cerchio aperto nella Sala maggiore della Misericordia mezzo secolo fa.

Stay tuned!

P.s.: la scritta in cinese tradizionale sotto l’immagine di Mao Zedong significa “Lunga vita al grande presidente Mao

Lascia un commento