Gli ultimi giorni di giugno

mondiali
Sono andato a fare un po’ di spesa al Conad.
Al ritorno imbocco via Fossolo, venendo dalla stradina che da sul parcheggio del supermercato e mi fermo allo stop, guardo a sinistra e non arrivava nessuno, poi a destra da dove una macchina si sta avvicinando.
Passata questa entro in strada con la freccia a sinistra verso casa, giro gli occhi e di fianco a me, sulla sinistra, uno scooter e una macchina ferme, senza che abbiano inchiodato, senza mandarmi a fare in culo.
Non li ho proprio visti, tutto qui. Chissà perché…
Ho fatto un gesto di scusa con la mano e me ne sono andato. C’è mancato poco.
… … …

– Mmm e in cerca di qualcuno della tua età quando ci vai?
– Ci sono già andato e indovina chi ho trovato?
– Chi hai trovato, sentiamo
– Letizia
– Ah ahhh! Bene!
– Si infatti. Mi chiede sempre se voglio andare a casa sua, ogni sera e mattina
– Pomeriggio, notte, mattina presto, serata tarda… ah ah ah e tu vacci, no?
– Ci vado sempre infatti
– Sempre… da ieri, sei mica lì da un mese. Vedi se trovi una cosa carina da prendergli, una bischera, un pensierino. Mi sembrerebbe una cosa molto carina
– Lo so ma mi vergogno
– Dai Jacopo! Digli solo “ho trovato questa cosa. Se ti piace puoi tenerla”
– Hai ragione lo farò.
– Tu babbo li facevi i regali alle ragazze?
– Si, certo. È sempre bello regalare qualcosa
– E a te ne facevano?
– … insomma, mica tanti. Magari non me li meritavo, tutto qui. Ma non è importante.
– No? Perché?
– Perché è più importante dare che ricevere.
… … …

– Non riesco quasi più a riconoscere le dita delle mani, l’indice dal mignolo dal pollice…
– Va be’ magari è solo un periodo, va così un po’ a periodi, ci sei già passata, dai…
– …e poi hai presente quel programma che si guardava prima di cena? Lo avevamo già visto, l’ho già visto, ma non me lo ricordavo, sto cominciando a scordami le cose…
– Ma figurati, mica è una malattia che incide sulla memoria, sarebbe la prima volta che lo sentiamo dire, figurati.
– …
– E comunque, anche prima prima non sei mai stata una da memoria fotografica, tipo elefante, su.
– …
… … …

Stasera abbiamo guardato un film di animazione, “Monster University”, non c’era granché sugli altri canali…
Seduti l’uno accanto all’altra abbiamo passato quell’ora e mezza prima che venisse l’ora di accompagnare Sabrina a letto.
Si sta lì davanti, un sorriso e qualche risata e la serata se ne va via quasi serenamente.
… … …

Scivolo dentro al mio letto singolo poco prima dell’una, spengo la televisione e mi metto a pancia all’insù con le mani dietro la testa
– Ciao
– Ehi ciao, perché sei ancora sveglia?
– Così… un “così” che significa “non dormo perché sono spezzata in due dal mio stato e sono incazzata col mondo intero e invece di starmene in riva la mare alla fine di giugno a guardare i miei bimbi sono inchiodata a un letto o su una sedia a rotelle senza riuscire a far niente di niente, senza una via d’uscita” più o meno.
– …
– È come se ogni giorno vedessi le cose un po’ più piccole, da più lontano
– È una metafora oppure è proprio che ci vedi meno? Prendo tempo. Inutilemente
– Una metafora.
– …
– È come se ogni giorno mi allontanassi sempre di più. Speravo ci fosse solo il dispiacere invece c’è anche il dolore fisico e questo aumenta il dispiacere, il rimpianto…
… … …

La suoneria di WhatsApp
“Indovina dove sono?” è Lorenzo
“Dove sei?”
“Al caffè Maxim”
“Ma sei scemo? E che ci fai a Bologna? E sopratutto con chi sei?”
Hanno operato Olimpia stamattina ora mi rilasso un po’.” Chiudo WhatsApp e lo chiamo subito
– Ciao, cos’è successo?
– Un intervento programmato, le hanno dovuto rimettere un po’ in sesto le valevole. Olimpia , sua figlia, ha dei problemi di cuore fin da quando è nata nove anni fa, problemi che, mi sembra di ricordare, con gli anni si dovrebbero aggiustare; per adesso è sottoposta a dei controlli periodici.
Ma da quanto siete qui
– Da stamattina, guarda, una cosa veloce e domani la dimettono.
– Ah, ho capito… senti domattina faccio un salto a salutarvi, dov’è che siete?
– A villa Regina, dovrebbero dimetterci prima delle dieci.
– Ma tu dove sei… dormire, mangiare e…
– Ho un albergo lì vicino, ora mangio qualcosa e rientro. È rimasta Chiara lì con lei,in due non si poteva.
– Si si certo, ho capito ok. Facciamo che ti chiamo subito domattina e mi metto d’accordo per fare un salto lì.
– E Sabry come va.
– Eh, come va, è difficile… tra alti e bassi, insomma…
 -E te come stai?
– Io sono un po’ stanco, ma quello passa…
– …
– Va be’ dai, facciamo che ci sentiamo domattina. Un abbraccio Lore.
– Un abbraccio anche a te e dai un bacio a Sabry.
… … …

Grossa polemica ieri sera e anche oggi su FB a causa di un post.
La gente ha davvero del tempo da perdere e va bene, per carità.
Magari prima bisognerebbe cercare di capire, leggere bene le parole e tra le righe, se c’è del contenuto da leggere, altrimenti passare oltre.
E invece alcuni si accaniscono giustificando la propria foga con la difesa di principi dei quali, il più dello volte, non frega niente a nessuno, perché neppure di principi si tratta, ma solo di posizioni da piedistallo, e i piedistalli, ammesso che valgano qualcosa, valgono se sono gli altri a mettertici dopo aver riconosciuto i tuoi meriti, sennò è troppo facile fare da soli.
Una cosa del tipo “Lei non sa chi sono io” affermazione dinnanzi alla quale ogni conversazione si dovrebbe chiudere.
Già, io non lo so chi sei tu e, aggiungerei, neppure me ne frega un cazzo.
… … …

Intanto i Mondiali di calcio proseguono. Oggi il Brasile è passato ai rigori contro il Cile. Peccato.
Dopo cena Totò ne “La banda degli onesti” e intanto Silvester Stallone ha annunciato che presto comincerà la lavorazione di “Rambo 5”.
Che dire…
… … …

Chef Ramsey da i suoi consigli in cucina.
Bravo, eh! Però sempre troppo aglio e troppa cipolla dovunque.
Mah, sarà che è inglese.
… … …

La prima compressa è la mattina verso le sette, un gastro protettore.
Poco dopo, a colazione, le altre tre.
Ancora due dopo pranzo.
Un’iniezione a metà pomeriggio (che a volte, quando mi scordo, slitta alla sera una volta a letto).
Altre due compresse dopo cena.
L’ultima, per dormire, intorno a mezzanotte, insieme alle sei gocce di un altro prodotto.

Una delle tante compresse è un antidepressivo. Ci penso quando ci sono dei momenti di prostrazione, come le capita in questi ultimi giorni di giugno, momenti nei quali Sabrina non riesce a trattenere la rabbia, il dolore e la frustrazione che prova e si lancia andare a un pianto che le smozzica le parole sulle labbra, con delle lacrime che faticano a scendere e la voce che le si fa ancora più flebile.
Penso a quella compressa arancione che la tiene sotto controllo, che ne limita le reazioni istintive e ogni volta vedo quella medicina, che tutte le sere le viene somministrata ormai da sei o sette mesi, come un’ulteriore violenza nei suoi confronti, una negazione in più al suo essere, una briglia che le viene legata intorno al collo come un guinzaglio, come se davvero ne avesse bisogno per stare ferma e buona al suo posto.

Fatico a trovare le parole in quei momenti; si, m’invento sempre qualcosa per cercare di distrarla, ma è sempre difficile aggrapparsi ad argomenti quali la situazione che deve stabilizzarsi, gli alti e i bassi che sono normali nelle tue condizioni, oppure il clima.
Il clima! Pensa che stronzate che mi vengono da dire, il clima…
Poi ci vuole quasi sempre poco perché si calmi. Certo, è la briglia dell’antidepressivo che fa il suo mestiere, più che altro.
… … …

Se ne sono appena andati i miei suoceri. Torneranno a Caserta, poi non so dove, in Sicilia da dei loro amici, forse a Massa, boh…
Ero in cucina a preparare il purè, mia suocera si è fermata un attimo sulla porta
– Allora ciao, noi andiamo. Mi sono girato un attimo
– Ah, ok ciao, ci vediamo alla prossima. E ho di nuovo abbassato la testa sulle patate.
È rimasta un attimo accora a guardarmi, mi sono girato per un istante verso di lei e ho trovato uno sguardo che poteva sembrare un’apertura; ma non ho capito, quindi ho subito ricominciato a versare il latte.
Volevo dire qualcosa “Divertitevi” ma l’ho solo pensato ed è stato meglio così.
Andare, restare… sono scelte, ecco…
… … …

Ecco una cosa interessante:
Dimmi e io dimentico. Insegnami e io ricordo. Coinvolgimi e io imparo.” B.Franklin

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One thought on “Gli ultimi giorni di giugno

  1. ciao Rudy.
    ci sono momenti in cui vorresti aver fatto altro nella vita…tipo non avere impegni e poterti dedicare a chi vuoi quando vuoi…anche a te stesso. invece siamo sempre imprigionati in ruoli e compiti che ti lasciano troppo poco spazio.
    Va bè…non ti sono di aiuto, ma quando riesco ti leggo con attenzione.
    ciao

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