Uomini in calzamaglia

IMG_7329_lowDomenica scorsa, dopo tre anni dall’ultima volta, sono tornato a Volterra in occasione di una delle giornate medievali che si tengono lì da 17 anni.
Festa sempre di gran successo, proprio come ricordavo, infatti bastava guardarsi intorno, dalle 10 fino alle 23, per vedere la folla che assiepava le vie del centro e, sopratutto, le piazze, le strade e il parco della Rocca dove l’ingresso è a pagamento, 10 euro prezzo intero, 6 euro ridotti, gratis sotto una certa età che non ricordo.
Volterra è una bella città, con un Comune di circa undicimila abitanti, diversa da Massa Marittima, non più bella, diversa.
Oltre al centro storico e al parco della Rocca possiede i resti di un bel teatro romano, uno straordinario museo etrusco, la pinacoteca, un panorama secondo me mozzafiato; questo solo per citare alcune delle sue tante ricchezze.
Qui le giornate medievali sono cresciute col passare degli anni, hanno cambiato formula per stabilizzarsi in quella attuale di due appuntamenti a distanza di una settimana l’uno dall’altro, nella seconda metà di agosto.
Nelle due domeniche di festa si possono trovare bancarelle con prodotti tipici, artigiani, arti e mestieri, artisti di strada, musici, danze, sbandieratori, ristorazione a tema, giochi, la ricostruzione di un villaggio e molto altro ancora, insomma tutto quello che vi può venire in mente a tema 1389 e dintorni.
Ogni volta che mi trovo lì, inevitabilmente, il piacere della visita finisce col trasformarsi nel rammarico e nella delusione che nascono dalla solita domanda:
ma perché non si riesce a fare qualcosa di simile anche a Massa Marittima?
Il tentativo fatto anni fa naufragò miseramente, questo nonostante l’aver avuto un buon successo; erano i primi passi lungo un percorso che avrebbe richiesto del tempo per dare i suoi frutti. Non so a causa di cosa o di chi non se n’è più fatto di nulla.
Domenica sera, tornando a casa, ho provato a darmi delle risposte sulle quali mi piacerebbe si aprisse uno scambio di opinioni, magari anche solo per dirmi “guarda che stai dicendo delle sciocchezze. Non funzionò per questo e quest’altro motivo” insomma, vorrei che argomentassimo.
Ecco il mio punto di vista, riassunto in quattro tesi, non in ordine di importanza, così come sono venute:

1) L’Amministrazione comunale non è mai stata sufficientemente forte (leggi: economicamente ricca, autorevole, determinata, propositiva, ecc. ecc.) da poter indicare (leggi: suggerire, dettare, imporre, ecc. ecc.) alcune scelte che, se ben progettate, hanno la capacità di restare a mezza strada tra quello che una volta si definiva “nazional popolare” e quello che sono le peculiarità storiche, artistiche, eno-gastronomiche del luogo, in una parola sola la “cultura”, aspetti entrambi fondamentali per la riuscita di una manifestazione come quella volterrana.

2) A moltissimi massetani, evidentemente, fa piacere se in giro per le nostre strade c’è poca gente. Anzi, meno ce n’è e più sono contenti. Perché si trova meglio da parcheggiare, c’è più tranquillità, silenzio, pace e si può decidere di andare quando si vuole a Follonica, Piombino, Grosseto ecc. e dirsi fortunati, perché a Massa si vive proprio bene rispetto al caos di queste tre località…

3) Forse non tutti i commercianti se la passano così male, perché altrimenti dovrebbero incatenarsi alle porte del palazzo Comunale, o di Amatur, o della Proloco, delle associazioni di categoria, alle sedi dei partiti politici o di non so chi altro, per richiedere ciò di cui hanno diritto: una città viva, i di cui figli, magari, invece di stare a far niente trovano lavoro in una pizzeria che per tre o quattro mesi all’anno tutte le sere è strapiena e ha bisogno di personale in più (dico la pizzeria solo come il primo esempio che mi viene).

4) L’opinione di alcuni, secondo i quali a Massa Marittima una manifestazione come a quella di Volterra non potresti farla, perché sarebbe molto più complicata da gestire dal punto di vista organizzativo e logistico.
Io invece, pensate un po’, credo che a Massa potresti addirittura farne due di giornate medievali, una in Cittannova, che da sola possiede un patrimonio artistico e di luoghi che potrebbero essere coinvolti, che tante altre città se lo sognano, e l’altra in Cittavecchia, perché anche questa possiede da sola un patrimonio artistico e di altrettanti luoghi, anche questi assolutamente invidiabili.

4) Il motto della Società dei Terzieri “Trium discordantium concordia” è sbagliato, infatti non è vero che, semplificando il principio espresso, tra i tre contendenti si crea la concordia. Infatti la sensazione è che la rivalità tra i Terzieri fa si che tutta la città finisca con l’impoverirsi di un elemento fondamentale per la buona riuscita di un’attività come quella di cui sto parlando: la collaborazione. Nei Terzieri massetani in molti si danno le arie da contradaioli senesi, senza averne la storia, la cultura, la conoscenza, né l’amore e sopratutto senza essere neppure lontanamente Siena.

So che a Massa Marittima di solo turismo non si potrebbe vivere, ma certamente si potrebbe stare meglio, in molti. Ci vorrebbero degli investimenti in settori produttivi che francamente neppure immagino (un mecenate che compri un palazzo e fondi un’accademia di qualche tipo? Boh!)… È vero però che c’è una bella differenza tra l’incoraggiare un certo tipo di imprenditoria verso un paese vivo e vegeto, piuttosto che verso un paese in declino se non morente.
Questa è la mia opinione.

C’è chi ha obiettato che le giornate medievali sono talmente inflazionate che potrebbe essere più indicato un tentativo verso un’altra direzione. Forse si; certo, le giornate medievali potrebbero essere solo uno degli ingredienti di un inizio di rilancio della città, non necessariamente il principale. Però Massa Marittima in questo ha una vocazione, con i cinquantacinque anni di vita della Società dei Terzieri, associazione che in prima battuta potrebbe offrire una struttura già ben rodata come fulcro dell’iniziativa, associazione alla quale appoggiarsi riducendo notevolmente i tempi di start up. Si tratta di un’ipotesi…

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il Sindaco Marcello Giuntini e l’Assessore alla Cultura, spettacolo e valorizzazione dei beni culturali Marco Paperini.

Voi come la pensate?

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