Ma allora per cosa combattiamo?

Maestà

Ho trascorso il fine settimana a Massa Marittima e qui, tra una chiacchiera e l’altra con gli amici, sono venuto a sapere che, molto probabilmente, presto i musei di Massa Marittima chiuderanno nel periodo di bassa stagione, forse ad esclusione del Museo Archeologico e della Torre del Candeliere, riaprendo anche gli altri, ma non è certo, solo di sabato e domenica.

A detta del Sindaco Marcello Giuntini, si tratta di “...risparmiare e investire i risparmi per migliorare l’accoglienza… risparmio finalizzato a implementare servizi utili al sistema turistico… migliorare la gestione e la pulizia dei bagni pubblici, implementazione e manutenzione di aiuole e fioriere, rimozione scritte dai muri, istituire servizi di sorveglianza nell’area del Lago dell’Accesa…“.

Già immagino la coppia prima di partire in vacanza:
Dove andiamo cara?
Ho sentito che a Massa Marittima hanno degli ottimi servizi igienici e delle splendide aiuole
Ah si? Ottima idea, andiamo lì

Il 31 maggio prossimo terminerà la convenzione che il Comune di Massa Marittima ha in essere con la Cooperativa Colline Metallifere. Sta per essere indetta una gara che assegnerà al vincitore la gestione dei servizi museali della città, gestione che è stata scorporata dall’altra dei parcheggi, di cui si occupava sempre la Cooperativa, e affidata adesso a una neo nata società multiservizi, cioè quella che fino a pochi mesi fa era semplicemente l’azienda Farmacia comunale. Mi scuserete se non sono stato del tutto esatto nella ricostruzione…

Siccome sono un ingenuo, non starò qui a soffermarmi sulla dietrologia che si potrebbe intravvedere nel motivo per cui tutto questo sta accadendo (per esempio dirottare le risorse derive dalla gestione dei musei e dei parcheggi per rimpinguare bilanci eventualmente in rosso?) e neppure palerò delle possibili ripercussioni occupazionali che questa situazione potrebbe provocare.
Piuttosto mi vorrei soffermare sul perché i musei di Massa Marittima, i musei di ogni città, non dovrebbero chiudere… anzi, NON DEVONO chiudere per neppure un giorno all’anno.

Nei musei sono custodite le nostre radici, la nostra identità, la nostra storia, da dove veniamo, la strada che abbiamo percorso per arrivare a oggi e dove potremmo andare da oggi in poi; e già questo potrebbe bastare a giustificare sempre e comunque la loro istituzione e il tenerli aperti, la loro difesa a oltranza al di là ogni altra considerazione.
Ma c’è dell’altro…

Un’Amministrazione comunale che si trovasse in difficoltà economiche, l’ultima cosa che dovrebbe fare è quella di chiudere un museo, anche solo parzialmente, per risparmiare risorse. Questo perché farlo rappresenterebbe una sconfitta per tutta la cittadinanza, significherebbe una resa incondizionata, la certificazione del fallimento della gestione della cosa pubblica, e ancora, se questo accadesse senza udire un coro di protesta, certificherebbe altresì il disastro di una intera comunità.

Chiudere i Musei di Massa Marittima, con queste modalità, sarebbe come decidere di chiudere il Cimitero sei mesi all’anno e lasciare che ognuno avesse la possibilità di visitare i propri cari, nella migliore delle ipotesi, solo il sabato e la domenica,.

Un museo è una cattedrale laica, il tempio dove ognuno può ritrovare qualcosa di se stesso, piccoli o grandi frammenti della storia dell’umanità oppure episodi minimi della storia cittadina che ci appartiene, per ricordare e apprendere e nessuno ha il diritto di privare altri della possibilità di incontrare quella storia in un giorno qualsiasi tra ottobre e aprile.

Una scelta del genere, oltre che essere inopportuna, e neppure il primo tra i sintomi di quella che si preannuncerebbe come una catastrofe per tutta la comunità, andrebbe considerata, consentitemi l’espressione, alla stregua di una carognata, di una vigliaccata compiuta ai danni di ogni cittadino massetano, dal più attento al più distratto, perché andrebbe a infliggere un taglio ad un settore che, diciamolo, non gode di troppa popolarità: non ci sarebbero grandi levate di scudi e forse in molti potrebbero finire col dire “beh, meglio quello che rinunciare a qualcos’altro di più utile”.
Vi do uniformazione:
non c’è nient’altro di più utile di un museo. Avete capito bene.
O per meglio dire:
un museo è utile né più e né meno di un pronto soccorso, di un ufficio dell’urbanistica, del corpo dei vigili urbani, dell’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti, di chi gestisce l’acquedotto e via dicendo e un’Amministrazione comunale che si rispetti non dovrebbe spiegare alla cittadinanza le motivazioni che eventualmente la spingessero verso una scelta del genere, piuttosto deve spiegare perché i musei cittadini, dal più piccolo al più grande, devono restare aperti tutto l’anno, anche se ci entrasse un solo visitatore al mese. E dovrebbe raccontare che, per mantenere fede a questo, si impegnerà, per esempio, cercando di risparmiare dovunque si potrà farlo, forse rendendo più efficiente la climatizzazione o l’illuminazione degli spazi, cercando come ridurre gli sprechi in altri settori, insomma tutto pur di non perdere quello che a tutti gli effetti è un baluardo da difendere con il coltello tra i denti, una bandiera da non ammainare ad ogni costo.

Se dovesse servire per spiegarlo ancora meglio, provate a dire loro che in una cittadina come Massa Marittima, e per il resto della nazione rinata dalle macerie della seconda guerra mondiale, dal sacrificio di così tante donne e uomini, una scelta simile sarebbe a tutti gli effetti il tradimento anche di quegli stessi principi per i quali i vari Norma Parenti, Otello Gattoli, Elvezio Cerboni, eccetera, scelsero di combattere e furono uccisi.

In molti si riempiono la bocca con frasi fatte tipo “l’Italia, con il patrimonio artistico che ha, dovrebbe vivere solo di turismo…” quando poi non sono neppure in grado di capire che chiudere un museo, fosse pure solo a tempo determinato, sarebbe una sconfitta per tutti, anche per chi non capisce questo semplice concetto e non si rende conto che l’unica ricchezza che possiede Massa Marittima e i suoi cittadini è la bellezza che qui è custodita, quella bellezza che potrebbe essere l’unico antidoto a un declino che sembra inarrestabile.

P.s.:
Il titolo di questo post fa riferimento alla frase arbitrariamente attribuita allo statista inglese Winston Churchill (in quanto non esiste testimonianza in nessun archivio storico che la riporti) secondo la quale quando gli chiesero di tagliare i fondi per l’arte per sostenere lo sforzo bellico, egli rispose:
Ma allora per cosa combattiamo?”

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