Che faccio, lascio?

pescivendolopamveronacentroSapete quando la politica fa esattamente ciò che ci ha abituato a farci  fare, e cioè a indovinare in anticipo ciò che accadrà?

Cito testualmente la delibera della Giunta comunale del Comune di Massa Marittima:
…l’orario di apertura sarà lo stesso per tutti i Musei differenziato tra periodo estivo e periodo invernale nel seguente modo: tutti i giorni escluso il lunedì per complessive 30 ore settimanali da aprile a ottobre; solo il fine settimana da venerdì a domenica per complessive 12 ore settimanali da novembre a marzo...”
Per completezza d’informazione aggiungo che la delibera è del 20 marzo, ma disponibile sul sito del comune solo da oggi, due settimane dopo, da qualche parte nel Palazzo comunale deve esserci una falla spazio temporale, chissà…

La Giunta Comunale conferma non solo la volontà di tenere chiusi i Musei per cinque mesi all’anno (cioè dal ritorno dell’ora solare fino all’entrata in vigore dell’ora legale) dal lunedì al venerdì come era già stato anticipato, ma intende anche ridurre l’orario estivo, chiudendo bottega il lunedì e accorciando l’apertura pomeridiana.

La faccenda dei nuovi orari dei Musei di Massa Marittima è esemplificativa dell’incapacità di offrire soluzioni rispettose dei principi fondanti di una comunità, tra i quali si deve considerare l’esistenza e la vita in piena attività di un bene collettivo quale è un Museo, fornendo invece soluzioni che guardano a calcoli che hanno più a che vedere con i conti che può fare un bottegaio qualsiasi.

Questi, trovandosi a dover far quadrare i bilanci che vanno un po’ così così, in parte per la contingenza del momento e in parte per manifesta incapacità (che ahimè, credo sia effettivamente un po’ sottostimata) si mette a tagliare un po’ di qua e un po’ di là, amputando gli articoli della propria bancarella, riducendo o eliminando i prodotti sui quali sa che non incontrerà grosso disappunto da parte dei propri clienti.

L’ho detto una settimana fa e lo ripeto, si tratta di una furbata, una carognata, un calcolo miope, non saprei come altro definirlo…

Questo per tacere della faccia tosta (si, lo so, è un eufemismo…) di dichiarare sui social che ciò che scrivevo (ma non è assolutamente importane sia stato io a farlo) e le voci che si rincorrevano, contenevano bugie e inesattezze, quando quelle stesse voci, alla luce dei fatti, adesso si rivelano quasi ottimistiche. Quindi nessuna bugia; le inesattezze quelle si, per difetto però…

Non è propaganda politica; lo sarebbe se, nel dichiarare l’inettitudine di chi amministra si sponsorizzasse un’altra parte politica a loro contrapposta, cercando di trarne vantaggio. Ma non è così, perché, diciamolo, si fanno già abbastanza danno da soli senza che nessuno gli dia contro. Però proprio fargliele passare tutte lisce, senza dire neppure bau, anche no, dai. Si prendono pure la solita claque quotidiana, ma ogni tanto anche qualche fischio bisogna farglielo. Tanto lo stesso vinceranno di nuovo le elezioni del prossimo anno, di pochi voti, questa volta proprio di un’incollatura ma vinceranno, lo sappiamo ed è per quello sono così sereni…

Cari concittadini massetani, permettenti di considerami tale, ci stanno togliendo un altro pezzetto dei nostri diritti, apparentemente uno non così importante (è proprio su questo che contano) un altro pezzettino come tanti altri che in un modo o nell’altro si sono mangiati, rosicchiando piano piano o a colpi di scure, inferti principalmente dalla presunzione che ha animato e anima chi sta continuando a infliggerli, quasi sempre senza qualcuno che dica qualcosa contro, fateci caso, per quanto ancora sarete disposti a tollerare questo?

Il mantra è sempre lo stesso:
non sono scelte che dipendono direttamente dal Comune… ci sono disegni più grandi, scelte condivise a un livello territoriale più ampio… i risparmi che saranno reinvestiti in non si sa bene cosa…
Ma che importa, via di questo passo e giù un altro bel colpo con l’ascia e nel frattempo mai più un lavoro che sia uno fatto davvero a regola d’arte (guardatevi in giro e poi ditemi) tanto dopo un po’ ci si fa l’abitudine…
Via la palestra in Poggio mai rimpiazzata da un’altra, via per sempre il Teatro Mazzini, via un pezzetto dei Musei oggi, negandoci la possibilità di poterli vedere come fatto finora… e per favore non state a recitare un’altra volta, con la prosa fluente che vi contraddistingue,  l’elenco delle cose fatte, che magari poi si scopre che il più delle volte sono andate avanti per forza di inerzia, e risparmiateci la citazione dell’ennesimo convegno in cui gli unici contenti erano chi ha partecipato come oratore e chi l’ha organizzato perché i convegni contribuiscono  a fare importante il suo curriculum…

La prossima volta a cosa toccherà?
Cominciamo a pensarci, arriviamo preparati che si resta meno peggio quando arriverà.
Toccherà alla piscina? Ah no, quella è già chiusa e, preparatevi anche a questo, non riaprirà.
Toccherà alla pista polivalente dove gioca l’Olimpic?
Toccherà alla Biblioteca comunale?

Non prendono i soldi direttamente dalle tasche, ma un pezzettino alla volta tagliano via tutto quello che un’Amministrazione comunale che si rispetti dovrebbe invece difendere e insegnare ai propri cittadini a tenersi stretto e caro, come un Museo, perché elemento fondante della comunità, mentre invece preferiscono tagliare, farci rinunciare un po’ per volta, in maniera quasi indolore, partendo da quelli che considerano rami morti…

Ma tanto è tutto inutile, perché quando si usano pesi e misure inadeguati alle circostanze, quello che viene fuori è la vera l’attitudine di chi utilizza il metro sbagliato, la propensione del bottegaio quando invece ci vorrebbe un pensiero di un diverso respiro, la propensione da pessimo ragioniere quando si parla di principi che hanno a che vedere con il valore di un’istituzione come un Museo e non con la quantità dei meloni, dei chili di trippa, degli etti di naselli da frittura, sono un po’ di più che faccio, lascio?

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