Prove per forza

DNA StrandsLe chiamano prove da affrontare, certe situazioni.

Prove per provare cosa?

Prove di forza? Prove di abilità?

Quanto si resiste prima di spezzarsi.

Quante volte lo devono battere perché uno non riesca più a rimettersi in piedi.

Quanto ci si può trattenere prima mettersi a gridare e di scoppiare a piangere.

Quanto si deve tirare avanti a scrivere del male e della malattia prima di rompersi le palle a passare a testi più brillanti, magari comici.

Oppure prove, ora la dico grossa, dell’esistenza di Dio, un dio qualsiasi che ci mette alla prova per vedere quanto è salda la nostra fede.

E se io di fede non ne ho mai avuta o non ne ho più? Persa per strada un po’ alla volta dinnanzi all’inutilità di tutte queste prove che si è divertito a metterci in mezzo a nostro percorso?

Tutte cazzate quella della prova da superare, datemi retta.

È solo chimica, sono delle sostanze che si combinano con altre e che decidono che le cose andranno per un certo verso piuttosto che per un altro e comunque andranno come devono andare, cioè secondo la loro natura e amen.

Sia  che si tratti di nascere, crescere, morire, sia che si debba decidere tra il pistacchio o la stracciatella.

Solo chimica.

“Buongiorno sono il dottor Bortolotti, lei è il marito della signora Sabrina?”

“Buongiorno, si, piacere Renzi…”

“Mi scuso se non ho potuto prima ma era in corso un’emergenza.”

“Capisco…”

“Dunque ho visitato la signora e visto il referto della sua RM; la situazione è questa: si sono evidenziate delle formazioni cistiche, molto grosse, nelle sedi già operate in precedenza, che stanno provocando dilatazione ventricolare che nel cervello impediscono la corretta circolazione del liquor, da qui per sua moglie ne derivano il deficit cognitivo, per capirci lo scordarsi delle parole lo stato confusionale, e il mal di testa. Le altre sono in C3 e C4 e da queste molto probabilmente deriva la graduale perdita della funzionalità degli arti sinistri, superiore e inferiore.”

“…”

“Domattina abbiamo indetto una riunione collegiale, nella quale solitamente discutiamo dei casi più complessi, per capire cosa è da farsi.

Dal nostro punto di vista.

Considerazioni delle quali la metteremo al corrente diciamo intorno alle 10 e 30, 11.

“…”

“Si tratterà di considerazioni che, ovviamente, non sarete obbligati a condividere, la signora Sabrina mi ha già detto che lei non vuole essere toccata da nessun chirurgo e non mi sento di darle torto dopo, tutto quello che ha passato in questi anni.

“già…”

“Le ipotesi attualmente in campo sono tre: tamponare momentaneamente lo stato attuale di disagio fisico e psichico ricorrendo a un mezzo meccanico, cioè l’inserimento di un cateterino esterno che tramite un piccolo foro da praticare nell’osso della scatola cranica consenta una regolare circolazione del liquor all’interno della scatola cranica, in modo da ridurre l’attuale stato di idrocefalo…”

“Come la prima volta che fu ricoverata a Napoli, quindi…”

“Esatto. Ho letto la cartella clinica e si tratta di una situazione analoga a quella di allora. Questo tipo di intervento ha come controindicazione l’incognita che non sappiamo come potrà reagire il cervelletto e il rischio è che nell’immediato o di lì a poco si concretizzi un rischio di coma.”

“…”

“L’altra ipotesi è appunto l’intervento chirurgico. Non le nascondo che si tratta di un intervento molto complesso, difficile, molto lungo perché non possiamo intervenire senza pensare di eliminare tutto quello che sappiamo esserci, non è ipotizzabile, per tutta una serie di ragioni, farne solo una parte e rimandare l’altra per esempio a tra sei mesi, quindi si parla di un intervento che parte la mattina e finisce la sera, probabilmente con il coinvolgimento di un paio di equipe mediche data la lunghezza e la complessità.

“…”

La terza possibilità, dato un vostro parere contrario all’intervento, è quella di un chiamiamolo piano B che però, non le nascondo, si baserebbe sostanzialmente su dei palliativi. Lei ha visto il degenerarsi repentino dello stato della signora e quel tipo di degenerazione potremmo essere in grado di rallentarlo, ma non di porre rimedio eliminandolo.

“…”

Ho pensato che avrei dovuto dire qualcosa anch’io, prima o poi, magari di sensato, perché no.

Ma non mi veniva proprio niente, mi veniva solo da pensar che stava andando esattamente come avevo immaginato e tutto l’orrore che temevo fino a poco fa, proprio ora si era appena seduto a quel tavolo tra me e il dottore Bortolotti. Anzi, era andato a sedersi di fianco al letto di Sabrina.

Oggi pomeriggio alle due Sabrina è trasferita nel reparto di neurochirurgia.

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