Codice colore

IMG_2356Un codice colore è una forma di linguaggio che serve a rendere più comprensiva la classificazione di alcuni elementi, siano questi descrittivi, descrivano cioè un certo stato delle cose, una loro qualità per esempio, siano questi comunicativi, impongano cioè, per esempio, un divieto o un permesso.

Questo in estrema sintesi. Vi faccio due esempi comunissimi:

l’acqua calda e l’acqua fredda sono indicati da un codice colore che da tempo ha stabilito sia blu l’acqua fredda e rosso quella calda. Questo è un codice colore.

Il semaforo è un codice colore, grazie al quale col rosso ci si ferma, col giallo si sta attenti e col verde via libera.

I diversi gradi di allerta per le basi militari, penso alla situazione di tensione alimentata in questi giorni nella Corea del Nord, sono descritti con un codice colore che va dal verde al rosso.

Come vedete ampiamente comprensibili per chiunque, in maniera intuitiva o grazie all’esperienza accumulata dalla vicinanza agli innumerevoli altri codici colore che ci aiutano quotidianamente.

Arrivati al terzo piano del Padiglione G ci hanno accompagnati alla stanza dove sarebbe stata ricoverata Sabrina.

Si tratta di una bella struttura di recente costruzione, inaugurata nell’agosto scorso.

Mi da tanto l’idea di come immagino possa essere una clinica svizzera: tutto molto nuovo, ordinato, opere d’arte esposte nell’atrio d’ingresso, le silenziose porte scorrevoli che si aprono con un pulsante e si richiudono automaticamente, efficenza trasmessa dalle stanze dei medici con il grande tavolo al centro, intorno al quale vengono tenute le riunioni per esaminare i casi e le criticità pre e post operatorie che potrebbero insorgere, le guardiole dei medici di guardia e infermieri, i salotti per la sosta dove i parenti possono incontrare i ricoverati senza per forza doversene stare in camera come di solito capita, o dove i degenti stessi possono consumare i loro pasti, i bagni con il sensore che accende e spegne le luci appena si entra o si esce…

Le stanze sono tutte a due posti letto, ognuno con una piccola televisione montata su un braccio telescopico tipo quello che tiene il piano di appoggio degli strumenti dal dentista, che consente di avvicinare e allontanare l’apparecchio a seconda della necessità.

Illuminazione modulabile in molti modi diversi così da non disturbare i degenti, colori tenui, grandi infissi verdi che si affacciano sulle colline da un lato, e su tutta Bologna dall’altro…

Incontriamo un primo dottore che ci da il benvenuto e fa delle domande di rito a Sabrina, giusto per verificarne sommariamente lo stato.

Poi è la volta di un’infermiera: varie autorizzazioni per la privacy, orari delle visite, presa in carico della cartella clinica, registrazione dei documenti, ecc.

Questo è il permesso che vi fa accedere qui. Per oggi va bene se siete in due… eravamo Giada ed io …ma capirete se da domani saremmo più restrittivi, senza questo non si può entrare fuori dagli orari di visita dei parenti.”

“Capito” fa Giada

“Chi resta se lo deve portare dietro perché il reparto è diviso in quattro settori; qui non ci sono problemi perché vi abbiamo conosciuti e adesso sappiamo chi siete, ma per arrivare qui dovrete per forza attraversare gli altri tre settori epotrebbero non farvi passare senza questo permesso”

Mi scusi…” faccio io

“…una curiosità: in base a cosa sono divisi i quattro settori?” e mentre lo dico mi cade l’occhio su un porta badge che l’infermiera ha appeso a una tasca del camice, il nome stampato su di un cartoncino di colore rosso

Beh… avrebbe volentieri evitato di sentirsi rivolgere quella domanda …si tratta del livello di criticità dei pazienti ricoverati nel settore… Anche Sabrina vede il badge …livelli definiti con un codice colore che va dal verde al rosso” …e si gira verso di me con una faccia che dice “ma che razza di domande ti vengono. Ho bisogno di essere rassicurata e tu mi fai dire che qui siamo nel settore rosso? Ma ti pare…

L’occhiataccia per fortuna cambia in un istante, rivelandoci che non l’aveva presa male, si stava anzi divertendosi a prendermi in mezzo in quel modo.

eh, scusate… è quell’unico neurone che abbiamo noi uomini che nonostante tutto riesce a farci dire sciocchezze in qualunque direzione si muova”.

e ci siamo messi a ridere tutti e quattro, per fortuna.

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