Una faccia un po’ così

imageGuardo la foto di questo tipo e cerco di capire dalla sua faccia se mi posso fidare di lui o no, se posso credere al potere della sua mente e alla capacità delle sue mani.

Giovane, perché un dottore di quarantacinque anni è giovane, nel pieno delle sue capacità professionali, che spesso coincidono con le capacità manuali, cioè la destrezza con la quale sa maneggiare un bisturi per farsi spazio sotto la cute, poi tra i piani muscolari, per arrivare infine ad aggredire quell’ammasso di cellule che non dovrebbero stare lì dove è andato a scovarle, proprio in quel punto dove nessun altro forse neppure oserebbe immaginare di mettere quella lama.

Cosa mi ha detto la sua faccia?
Simpatia, istintiva. Fiducia, anche.
Fiducia che, a dire il vero, mi ha ispirato subito ancor prima di vedere che faccia avesse, per via della velocità con la quale mi ha risposto:
gli ho inviato una mail nella quale riassumevo il caso di Sabrina, partendo dal ’96 per arrivare ad oggi, mail che ho cercato di sintetizzare, ma è venuta fuori con un testo piuttosto lungo. Nonostante questo lui si è letto tutte le tre pagine scritte fitte fitte in corpo 10 e un quarto d’ora dopo mi ha risposto dicendo che, non appena avessi avuto il CD con le immagini dell’ultima risonanza magnetica, ci saremmo potuti vedere.

Sono corso al Bellaria, dove, mettendo ancora una volta alla prova le mie insospettabili doti di persuasione, sono riuscito ad avere il CD nel giro di cinque minuti.
Veloce veloce veloce, tanto che non so più se sono diventato bravo a chiedere riscontri su certi argomenti (le capacità di persuasone, appunto) oppure se il nostro caso fa muove nella direzione della compassione tutte le impiegate del CUP del Bellaria.
Ma va poi bene lo stesso…

Ho guardato quella foto, nella quale questo dottore dall’aspetto simpatico, gli occhialoni da nerd, un po’ spettinato e la barba lunga, all’apparenza  più giovane della sua età, sorride in camera.
Ho guardato la sua faccia e… accidenti! mi sono commosso…
Non lo so perché… oppure forse si…
Ecco: mi sono commosso perché ho cercato di vedere in quello sguardo la possibilità di una speranza, qualcosa come una frase che possa uscire da quella bocca piegata un po’ all’insù  e mi dica «dai che ci proviamo, vedrai che andrà tutto per il verso giusto, ma figurati…».

Ho visto una faccia dalla quale mi sembra verosimile veder spuntare un altro sorriso mentre mi da delle buone notizie, o anche solo qualcosa a cui  appigliami.
Certe facce un po’ così hanno questo potere, non lo credete anche voi?
Allora domani sera alle sei e mezza sarà a Modena all’Ospedale Sant’Agostino Estense, ennesima tappa di questo pellegrinaggio, per sentire cos’ha da dirmi e magari vedere quell’accenno di sorriso.

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