L’Abc della tempera – parte 1 di 2

rullo colore

Per fare bene un lavoro, ogni lavoro, ci vuole la giusta attrezzatura.

Ci vuole anche di saperli fare, ovvio; però insomma, per quello che aveva pensato di fare non ci voleva poi tutto questo mestiere, tutta questa esperienza.

Prendo il materiale, lo carico in macchina, arrivo sul posto, faccio cosa devo fare e in mezz’ora quaranta minuti massimo sono di nuovo a casa.

Il materiale era in cantina.

Scese giù alle undici e mezza.

La cantina era poco più di un loculo, che se all’inizio venne ipotizzato potesse diventare la rimessa per la bicicletta e poco più, con il passare del tempo aveva finito col diventare il deposito di tutto quello che fu possibile infilarci dentro, oltre alla bicicletta, rendendola pressoché inagibile.

Non sapeva bene dove trovare il secchio, lo credeva subito a sinistra appena aperta la porta, nell’angolo appoggiato sul pavimento, ma lì non c’era.

Così iniziò col tirare fuori la bicicletta e metterla nel corridoio. Spostò poi qualche scatola, le più piccole, magari per un colpo di fortuna avrebbe potuto trovare il secchio lì in mezzo. Invece niente. Spostò qualche altra scatola, di quelle più grandi. Ancora niente.

Toccò poi alle scatole con dentro gli abiti per l’estate, poi le scatole con gli addobbi di Natale, le scatole con gli attrezzi e la ferramenta accumulate in anni di bricolage; poi il materiale elettrico, il ventilatore, i giochi da tavolo, i contenitori per le diapositive, i libri dei tempi di scuola, la pala per la neve, i dopo sci, il vecchio lampadario dell’ingresso, le riviste di cui non si era mai deciso di sbarazzarsi e infine, proprio nell’angolo più lontano e nascosto, eccolo là, quello che stava cercando, il secchio di PITTURA MURARIA “TEMPERA È FACILE“ Litri 14 BIANCA.

Eccolo, era ora! Già! è rimasta lì nell’angolo da quando ho imbiancato la cantina! Va be’ ormai è fatta, via…

Aveva deciso che sarebbe andato piuttosto tardi nel luogo stabilito, sicuramente dopo la mezzanotte, quindi mezz’ora in più o in meno non avrebbe fatta troppa differenza, anzi.

Restava da rimettere a posto tutto quello che aveva sbaraccato e non appena ebbe terminato se n’era andata via poco più di un’ora. Era mezzanotte e trentacinque

Eh porca miseria! il pennello. Me ne stavo dimenticando, ci mancava questo. Fa’ che non sia infilato in qualche angolo anche quello…

Si guardò un po’ in giro e sulla destra, dietro a delle scatole, vide che spuntavano dei manici di cacciavite, manici di lime da ferro, manici di raspe da legno e finalmente il manico di un rullo per imbiancare.

Che culo! Fatto. Diamo un occhiata alla tempera.

Tolse il tappo al secchio e gli si presentò davanti un liquido giallastro che ricopriva la sottostante massa densa di un bianco latte.

Ok, va bene, gli do una mescolata e andrà benissimo. Meglio se è bella densa, resiste di più…

Prese il secchio, il pennello e un listello di legno d’abete per mescolare il colore; chiuse la porta e si avviò fuori verso la macchina.

Mezzanotte e quarantasei.

Poco traffico in giro, in quella notte a cavallo tra il sabato e la domenica, sui viali si scorreva via veloci.

Arrivato all’incrocio con via San Mamolo mise la freccia a sinistra e imboccò velocemente la strada; di nuovo freccia a sinistra e arrivò all’inizio del viale alberato di Via Codivilla.

Dopo i primi duecento metri diminuì l’andatura è inizio a guardarsi di qua e di là per cercare un parcheggio tra i posti sotto gli alberi ai lati della strada.

Ne scelse uno e s’infilò a retromarcia, col muso rivolto verso la strada, per agevolarsi la fuga nel caso ce ne fosse stato bisogno.

In giro nessuno.

Mezzanotte e cinquantacinque.

… … …

Il Maresciallo Parisi Riccardo e il Carabiniere Scelto Vuovolo Nicola, del Reparto Radiomobile della Compagnia della Legione Emilia-Romagna, di stanza nella Caserma di via dei Bersaglieri, stavano per prendere regolarmente servizio per il turno dalle ore 1.00  alle ore 7.00. L’ordine di servizio prevedeva di effettuare un ordinario giro di perlustrazione e controllo nella zona di loro competenza.

Con le mansioni di capo equipaggio e di autista, erano nell’arma, Parisi da 12 e Vuovolo da 6 anni, sposato con due figli il primo, recentemente lasciato dalla fidanzata, senza riuscire a farsene una ragione, il secondo.

Espletate le pratiche relative alla presa di servizio, il turno iniziò regolarmente per le vie del centro a velocità moderata. Usci dalla Caserma su via dei Bersaglieri, a bordo della loro Alfa 156, percorsero la strada fino all’incrocio con Via San Petronio Vecchio, per dirigersi verso Piazzetta Morandi, via del Piombo e poi su viale Carducci.

Dopo un’ultima occhiata a destra e sinistra, decise che era il momento di scendere; girò intorno al muso della macchina, aprì la portiera destra e dal pavimento davanti alla poltrona tirò fuori il secchio e il pezzo di legno. Lo appoggiò di fianco alla macchina, tolse il coperchio, immerse il bastoncino e iniziò a mescolare l’acqua al pigmento depositato sul fondo.

I fari di due macchine che imboccarono a velocità sostenuta la strada verso il Rizzoli lo spaventano; si accucciò nascosto dalla portiera aperta, fece capolino dal finestrino e guardò passare le auto li davanti a pochi metri da lui, ignare della sua presenza.

Capisce Maresciallo? Lei non me l’ha detto subito, due anni le ci sono voluti, Due anni!

– Eh, le donne…

– No, ma lei deve capire: sapesse cosa non ho fatto e cosa non ho detto: Francesca così non va bene, Francesca non c’è mai un attimo per noi, Francesca ti sento distante, Francesca non è che hai un altro, Francesca…

– E tu così gli hai detto? Francesca non è che c’hai un altro? Ma ti pare che ti dice si c’ho un altro, Vuovolo dai!…”

– Maresciallo, a un certo punto uno non sa più cosa pensare, lei cosa penserebbe al posto mio?

– Eh, le donne…

– Niente le ho fatto mancare! Messaggini, pensierini, regalini, Francesca come stai, Francesca tutto bene, Francesca come va il lavoro… pure dei libri le ho regalato e lei niente… Due anni ci ha messo, poi alla fine pure lei, salta su e mi dice Nicola c’è qualcosa che non va. Minchia dico io, sono due anni che te lo dico! Però lei me lo dice come se fossi io quello che non si è accorto di niente, come se fossi io il cieco e il sordo in questi due anni, capisce Maresciallo? Proprio così mi ha detto, cieco e sordo…

– Eh, Vuovolo, io capisco, Francesca di qui Francesca di là Francesca di sù Francesca di giù… dai retta a me, sai qual’è la cosa? Francesca si  è rotta il cazzo, non ne vuole sapere più.”

– …

– E che ci vogliamo fare, capita. Le donne sono fatte così, tu non te la devi prendere, a loro gli succede che a un certo punto si rompono il cazzo e non c’è più niente da fare.

– …

– Eh dai, scherzo Vuovolo, sto a scherzà! Magari è solo che c’ha davvero un altro ah ah ah ah!.

– …

– Ti sei offeso? Vuovolo, te la se presa? E dai…

– Ma no Maresciallo, offeso… che c’entra…

Il giro a moderata velocità per le vie del centro continuò senza che si scambiassero più una parola per la successiva mezz’ora.

Erano le una e tredici.

… … …

Ok, basta così, ho mescolato abbastanza, così andrà benissimo.

prese il rullo e andò in mezzo alla strada.

Verificò due misure ad occhio; fece qualche passo mimando i gesti che avrebbe fatto di lì a poco, muovendo nell’aria il rullo, spostandosi da sinistra verso destra, cercando di capire lo spazio che gli sarebbe servito, il tempo che gli sarebbe occorso.

Soddisfatto della prova tornò verso la macchina.

Ora però come faccio? Mi porto il secchio dietro? Mmm troppo scomodo. Solo che se lo lascio qui faccio uno sgocciolaticcio che la metà basta… Va be’ chissene frega, lascio il secchio qui e quando mi sposto col rullo in mano sto attento a non impataccarmi.

Altra macchina, questa volta in direzione contraria, altro nascondino dietro la portiera; la macchina passò e tutto tornò tranquillo.

Ok, si comincia.

Tuffò il rullo nel secchio facendo attenzione a intingere solo su una parte della superficie cilindrica

Altrimenti davvero faccio un merdaio che… si guardò ancora intorno mentre si spostava sull’altro lato della strada, dove si fermò a un metro dal marciapiede

– Troppo poco, la voglio bella grande. si spostò di un altro mezzo metro molto vicino al marciapiede, in un punto in cui non c’erano auto parcheggiate, e iniziò col rullo a tracciare una riga larga una ventina di centimetri e lunga un metro almeno, nel senso di marcia della strada.

– Si è già asciugato completamente il rullo, quanto assorbe l’asfalto! Pensavo meno….

Andò di corsa verso la macchina, intinse il rullo nel secchio e tornò indietro, tenendolo rivolto verso l’alto, il braccio lontano dal corpo, cercando inutilmente di non far cadere troppe gocce.

Appoggiò il rullo al vertice alto della prima linea e ne tracciò un’altra in senso trasversale alla strada; spostò poi la mano alla metà circa della riga verticale e ne tracciò un’altra parallela alla seconda.

Altro viaggio verso il secchio e ritorno all’altro lato della strada.

Altra riga nel senso di marcia, un semicerchio e una mezza riga in diagonale.

Poi due diagonali che si univano al vertice in alto e una riga che le tagliava al centro…

Si erano fatte le una e quarantatré.

… … …

Che poi, Vuovolo, a dirla tutta, per capire le donne ci vuole poco, sai?

– …

Quel genere di donna vuole trattata male, dai retta…

– …

– …e tu invece pensierini, messaggini, squillini e cicciccì e cicciccià e quella là poi per forza  finisce che di te se ne fotte! Credi a me: male dovevi trattarla!.

– Con tutto il rispetto, Maresciallo, preferirei non parlarne. Io sto soffrendo come un cane, crederà mica sia così facile… tutto il giorno non faccio che pensare a lei, mi manca, la cerco, me la sogno la notte… si figuri che ho pensato anche di spiarla per vedere cosa fa, dove va, chi vede…

– Ecco bravo Vuovolo, ci manca solo quello. Vuovolo ti ricordi che siamo militari dell’Arma, si?

– …

…e mica puoi metterti a pedinare chi ti pare, così alla cazzo di cane, ci sono delle regole da rispettare, degli obblighi. Vedi come ti devi mettere con ‘sta storia, Vuovolo, vedi che altrimenti finisci che passi un guaio a fare ‘sti discorsi qua…

FINE PARTE 1 di 2

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