Occupata

IMG_5809«Eh si immagino che anche Leonardo sia abbastanza occupato dalla scuola…»

«Veramente in questo momento è la scuola che è abbastanza occupata da Leonardo…»

Questa era mia suocera, l’altro giorno al telefono con una sua amica, che stava parlando di mio figlio.

Stasera, dopo cinque notti e sei giorni, è terminata l’occupazione del Liceo Artistico Arcangeli, qui a Bologna, alla quale, appunto, Leonardo ha dato il suo contributo.

Le motivazioni dell’iniziativa sono nate a seguito dalla sensibile riduzione dei contributi che la Provincia di Bologna ogni anno destina alle scuole affinché possano affittare le sale (solitamente cinema o teatri) nei quali tenere le assemblee d’Istituto.

Già si potrebbe discutere su questo aspetto, cioè il fatto che molte scuole di Bologna, come il Liceo Artistico che ha circa 1100 studenti, non abbiano spazi sufficienti per far esercitare loro il diritto elementare di riunirsi in assemblea.

A questa rivendicazione se ne sono aggiunte altre, che, come di consueto mi viene da dire, andavano dalla situazione economica, alla rigidità degli insegnamenti e la carenza del piano dell’offerta formativa, la necessità di riappropriarsi di spazi che appartengono agli studenti e via dicendo…

A differenza delle precedenti occasioni in cui la scuola è stata occupata, questa volta si è da subito delineata una grossa spaccatura tra gli studenti, divisi tra favorevoli e contrari.

C’è stato un balletto di cifre (si dice così in queste circostanze, vero?) su quale delle due posizioni fosse la più numerosa e quale avesse più diritto dell’altra di far prevalere la propria volontà.

Su l’argomento occupazione, già da diversi giorni, ho discusso molto con Leonardo.

Io sono contrario alle occupazioni da sempre; questo perché sono convinto che se una qualunque manifestazione del proprio dissenso finisce con l’assumere le caratteristiche di un rito che si ripete sempre uguale a se stesso e sopratutto senza sortire nessun risultato, tranne non sia, per esempio, il Palio di Siena o la Messa di Natale, non ha senso di continuare a esistere, perché svuotato di ogni utilità e significato.

Mi ero immaginato iniziative a mio avviso più produttive, del tipo chiedere un incontro pubblico con il Presidente della Provincia durante il quale fare le proprie rimostranze, richiesta da pubblicizzare per tramite di tutti i mezzi d’informazione utilizzabili, così da comunicare bene la cosa e dare il massimo risalto possibile.

Qualche giorno fa, quando i ragazzi si sono affacciati dalle parti della sede della Provincia, invece le prime due cose che hanno fatto sono state dare dei porci agli agenti di polizia, schierati in via Zamboni, e prendere a calci il portone degli uffici dell’Ente, ottenendo come unico risultato tre cariche della celere e diverse manganellate…

Mi sono sforzato di convincere Leonardo della necessità che gli studenti restassero uniti e di dare il massimo risalto possibile alle loro richieste, cosa che non si riesce ad ottenere se si continua insistentemente nell’usare le stesse armi ormai spuntate, ragion di più se frequenti una scuola in la cui cifra stilistica è la possibilità di praticare una qualche forma d’arte.

«Accidenti, ma inventatevi qualcosa di nuovo, diverso, una performance qualsiasi, un flash-mob, quel cavolo che volete pur di colpire l’attenzione del mondo che è fuori dalle pareti della vostra scuola e comunicatelo in tutti i modi che, grazie al cielo, oggi avete a disposizione!»

«…»

«Altrimenti il messaggio che passa, ammesso che arrivi, è che occupate solo perché volete fare ciò che vi pare, non avete voglia di studiare, che siete brutti, sporchi e cattivi.»

Gli ho detto che se proprio volevano attirare l’attenzione, che andassero a incatenarsi al portone della Provincia, che sicuramente avrebbero avuto più possibilità di successo che con una qualunque occupazione del cavolo…

In questi giorni a scuola i ragazzi non sono stati senza far niente.

Hanno organizzato e gestito una serie di incontri e laboratori per affrontare diversi argomenti ritenuti interessanti, per esempio:

– Laboratorio di danza  hip-hop e Soul

– Laboratorio di arte-terapia e libera espressione

– Laboratorio sulla violenza sugli animali e ecosostenibilità…

Insomma, come vedete di carne al fuoco ce n’è stata messa tanta, inconsueta, sicuramente interessante e non proprio in linea con quello che solitamente viene insegnato loro.

Ieri mattina a uno di questi laboratori che trattava di nonviolenza, ho partecipato anch’io, insieme a un altro genitore, un’insegnante e circa una ventina di ragazzi.

Lo teneva Valerio Minnella. per chi non sapesse chi è (io non lo sapevo fino all’altro ieri) dirò che fu uno dei fondatori di Radio Alice, la radio chiusa nel ’77, con un’irruzione dei Carabinieri e seguita dagli arresti di chi era presente, lui tra questi, con l’accusa di istigare alla rivolta armata. Accadeva durante gli scontri di piazza a Bologna, tra studenti e i mezzi blindati mandati dell’allora Ministro degli interni Cossiga.

È stato un bell’incontro durante il quale, senza traccia di una certa nostalgia, come temevo, del tipo “compagni dai campi e dalle officine” Minnella ha esordito dicendosi contrario all’occupazione e cercando di spiegare perché.

Ha detto (e secondo me dimostrato molto bene) come siano più importanti e funzionali altri tipi di azioni, basate sulla non violenza, sulla ricerca del maggior consenso possibile da parte di tutta la cittadinanza e delle istituzioni (chi mai potrebbe dirsi contrario a un gesto nonviolento?) e soprattutto usando la fantasia dei ragazzi e, in modo particolare, degli studenti che frequentano questo tipo di scuola.

Verso la fine una ragazza si è detta convinta delle ragioni di Minnella, ma ha chiesto di considerare come la scuola finisca con il limitare la loro libertà di espressione artistica, perché insegna a diventare persone che disegneranno un manifesto per vendere un prodotto, che progetteranno oggetti di design che verranno venduti, fumetti che finiranno per forza in edicola e tutta una serie di sbocchi meramente commerciali…

Mi sono sentito di dire la mia opinione (in fin dei conti anch’io vengo dalla scuola dell’Istituto d’Arte) e ho detto che questo non è vero del tutto, perché la scuola fornisce degli strumenti e insegna una tecnica, ma dopo sono i ragazzi che devono capire come utilizzarli questi attrezzi del mestiere; il mercato c’è, e come! Ma non è tutto solo mercato.

Ho aggiunto un piccolo episodio, in verità inventato al momento ma che mi sembrava potesse rendere l’idea:

la prima volta che mi lamentai perché ritenni mi fosse stata rubata un’idea, una persona mi fece notare che la fabbrica delle idee è sempre aperta.

«Ora quella cosa mi sento di ripeterla a voi ragazzi: la fabbrica delle idee è sempre aperta. Non ha orario, non ha giorno né notte, non va in ferie,  non chiude proprio mai… Queste idee che nascono di continuo dovete metterci del vostro per riuscire a realizzarle, al di là del fatto che siate a scuola o meno. Se vi considerati limitati, diventerete limitati, non fottetevi da soli con le vostre mani…»

Questa metafora della fabbrica delle idee, alla quale avevo già avuto occasione di pensare altre volte, mi è sembrata un buon consiglio.

Era presente anche Leonardo e mi ha fatto davvero molto piacere condividere quell’incontro anche con lui e, se pure  si è trattato solo di  un piccolissimo contributo, spero di essergli stato utile.

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