I have a dream (e ve lo racconto)

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dormire sul divano Dormire sul divano dopo pranzo allunga la vitaGiornata fiacca oggi in ufficio, forse la digestione, un po’ di sonno arretrato… fatto sta che a metà pomeriggio prendo e vado a casa a buttarmi sul divano.

Pochi minuti e dormo profondamente e iniziato subito a sognare.

Due personaggi, in quello che sembra essere un ufficio pubblico, hanno uno scambio di battute su un argomento che per lì non capisco bene.
– È arrivata l’autorizzazione?
– Si si proprio stamattina, eccola
– Ah… però qui hanno autorizzato tutto…
– Già, tutte le manifestazioni per tutto l’anno
– Senza dire be’…
– Senza dire be’. Tutto autorizzato, molto bene!
– Molto bene un cazzo!
– …
– Eh si, perché poteva essere l’occasione per dare la colpa di eventuali divieti al solito rompicoglioni
– ?
– Ehi! Ci fai o ci sei? Se la soprintendenza s’impunta, lo fa perché qualcuno, il solito rompicoglioni, sta sempre lì a dire cosa va bene e cosa no, capisci? 
– Più che altro cosa non va bene…
– Senti, ma te da che parte stai?
– No no che c’entra… io sono con lei… dicevo… così per dire…
– Ecco bravo. Vabbe’ chi se ne frega, c’inventiamo lo stesso qualcosa, che so… un divieto, un impedimento, qualcosa che s’è sempre fatto come ci pare e che improvvisamente…
– …per colpa del solito rompicoglioni non possiamo più fare?
– Bravo! Vedi che se vuoi capisci da che parte devi stare?
– Capisco. Un’idea ce l’avrei…
– Mmm sentiamo…
– La nostra manifestazione storica…
– ?
– Diciamo che ci hanno vietato qualcosa, tipo… che so, niente tribune in piazza.
– Bellissimo, ma non vanno bene le tribune,  ce l’ho io: è una gara di tiro? Diciamo che ci impediscono di appoggiare il bersaglio al muro, no?
– Geniale!
– Poi mi scaglio come un fiume in piena contro la Soprintendenza (ma solo un po’) e ne approfitto per dare contro al solito rompicoglioni, tipo che gli esposti che fa penalizzano l’intera comunità, che per colpa sua la città è sorvegliata speciale, che le attività produttive rischiano di andare a rotoli… un bell’articolo sulla stampa locale e il gioco è fatto. Poi due giorni prima della manifestazione faccio una bella dichiarazione, dico che la manifestazione è salva grazie all’impegno e al lavoro di questo gruppo che mi pregio di rappresentare. Che te ne pare?
– Lei è bravissimo quando ci si mette, diabolico vorrei dire
– Ora non esageriamo. C’è del mestiere, quello si…

Il giorno dopo, cambia la scena: siamo nell’ufficio di quello che dei due sembra contare di più. Entra l’altro personaggio trafelato, il tono apprensivo

– Non volevo disturbare, ma… guardi, è arrivata proprio adesso questa mail
– Perché quella faccia? Cosa dice?
– Eh… in pratica smentiscono di aver mai messo alcun divieto sulla nostra manifestazione, anzi, dicono che il nulla osta…
– Il nulla osta?
– Si, proprio quello, quello che sapevamo già: il nullaosta riguarda tutte le strutture temporanee relative a tutte le manifestazioni annuali del Comune…
– Echeccazzo anche questi poi quando vogliono fare i precisini…
– E continuano dicendo di non aver espresso nessun parere negativo per la nostra gara di tiro, quindi quello che hanno scritto sul giornale non corrisponde al vero e, se mi permette, neppure quello che ha detto lei è vero…
– Vabbé, questo non è un problema. Certo, fare la figura dell’eroe che salva l’evento non mi sarebbe dispiaciuto per niente. Già m’immaginavo le dichiarazioni “Se si fa la voce grossa e si picchiano i pugni sul tavolo, quelli della soprintendenza si fanno piccini e stanno buoni buoni, nonostante taluni ci remino contro”…
– E invece se salta fuori questa cosa si fa una figura di merda…
– Oh oh oh! Piano con le parole, che è ‘sto linguaggio! Ora non ti prendere certe libertà, eh!
– Mi scusi, non intendevo…
– Vabbè, lasciamo perdere, pazienza, tanto non lo verrà a sapere nessuno. Vorrà dire che la prossima volta per dare contro al rompicoglioni ne confezioniamo un’altra più bella, più grossa, col botto, ah ah ah ah ah ah
– Ah ah ah 
– Che fai ridi? Ora stai proprio esagerando eh! Torna di la, che hai quei documenti da protocollare, via!


– Via…


– Via… babbo! Ma dormi sul divano di pomeriggio?
Su quel VIA mi sono svegliato, credevo ancora di sognare e invece era mio figlio piccolo che mi svegliava dopo si e no dieci minuti di sonno
– Ah si… scusa, un colpo di sonno, un po’ di pesantezza, devo aver digerito male qualcosa. Torno in ufficio va, che è ancora presto, ci vediamo più tardi.
– Ciao a dopo.

Entro in ascensore e ripenso al sogno fatto
«Che cose strane si sognano a volte. Ma davvero delle cose che non stanno né in cielo né in terra, ma ti pare possibile che un uno possa ricorrere a questi mezzucci per screditare… ma dai, ma ti pare…»

Ho riso di quel pensiero, sono salito in macchina e me ne sono tornato a lavoro.

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