ONDA SU ONDA

Ci ho provato a farlo la scorsa estate, provate anche voi, magari non adesso, la prossima estate. Vi spiego, è facile.

Spingetevi abbastanza in là, fin dove la vostra statura vi consente, senza timore tanto è solo una prova, tranquilli non succede niente.

Vi mettete in punta di piedi e iniziate a guardarvi intorno, limitandovi circa a raggio di centottanta gradi, così che il vostro sguardo verso l’orizzonte resti sgombro, niente promontori, niente isole, meglio se nessuna sagoma di imbarcazioni o vele in lontananza. L’ideale è provarci con un po’ di onda, così che quel sali e scendi, tra l’una e l’altra, per un attimo vi nasconda l’orizzonte, che nonostante sappiate benissimo essere irraggiungibile, una linea di riferimento la da, un appiglio ingannevole, un bordo al quale aggrapparsi tra l’andare e il restare.

A questo punto tirate su le gambe e lasciate la sabbia del fondo che fino a un attimo prima sfioravate con le dita dei piedi; mentre facevo questo per un attimo ho pensato a quanto deve essere simile, e bellissima, la sensazione di fluttuare nello spazio, leggeri, senza il controllo del proprio corpo, liberi da ogni vincolo, come quella volta all’Isola del Giglio quando, pochissimi metri più in là della riva, mi trovai improvvisamente a galleggiare su quella che mi sembrò una voragine infinita sotto di me, che sfumava in un blu scuro, così scuro che non ho mai più rivisto. Pochi minuti lì fermo, intimorito ed attratto, poche bracciate ed ero di nuovo a riva al sicuro.

È stato un attimo, in questo mio esperimento, perché libero da vincoli, come stessi voalndo, non lo ero affatto, anzi tutto il freddo: era già tardo pomeriggio, una giornata a tratti velata, di quelle che in un batter d’occhio possono volgere alla pioggia o di nuovo al caldo torrido di certe estati delle ultime. Senza starci a pensare troppo avevo deciso che sarei potuto andare al mare lo stesso e pazienza se fosse piovuto, no? Niente pioggia, ma con quella temperatura dell’acqua si doveva proprio aver voglia di fare il bagno.

Poi un po’ di stanchezza: le ferie, le serate tirate tardi a chiacchierare e bere con gli amici, quella pigrizia indolente che non mi riposa mai davvero e anzi mi rende difficile riprendere qualsiasi attività fisica che non sia strusciare per piazza o mettere le gambe sotto al tavolo all’ora di cena.

E infine, davvero non me lo aspettavo, ecco la paura…

Si, la paura, mi sono spaventato quando non ho più visto quella linea dell’orizzonte che spariva sempre di più dietro l’aumentare delle onde, e ho allungato le gambe per cercare il fondo, ma non era più lì sotto, e mi sono dovuto girare di scatto come per aggrapparmi alla certezza della riva e di qualche ombrellone ormai chiuso, dei pochi bagnanti rimasti, della torretta del bagnino neppure a cinquanta metri da me, di quella quinta di pini a nascondere il parcheggio e la mia auto gialla in sosta lì in mezzo, pronta a partire verso il prossimo aperitivo…

Adesso mi giro di nuovo verso il largo; grossi nuvoloni si sono ammassati a Ovest sull’Elba scalpitando lampi e pioggia, qualcuno già nasconde il promontorio di Piombino che ormai si intuisce a fatica. Mi rendo conto che se qui con me, nel raggio di pochi metri, ci fossero altre, quasi non vedrei neppure loro, forse solo le braccia se provassero a tirarle su per salutare.

Per salutare o per farsi vedere.

Farsi vedere e farsi salvare…

Qualcuno che non ha deciso se restare a casa o andarsene al mare infischiandosene della possibilità che potesse piovere o tornare caldo, si doveva partire e basta e non si può star troppo lì a guardare il tempo che fa, il giorno, l’orario, niente auto gialla parcheggiata poco più in là, niente ombrelloni, niente bagnanti, né un bagnino, mai stato lì.

Ho immaginato intorno a me quelle braccia, due alla mia destra, oltre due davanti, poi ancora altre poco più in là, forse di tre o quattro persone. Poi le onde hanno finito col nascondere tutto e quel blu, come non ho mai più rivisto, si è aperto sotto i loro piedi tirandoli a se uomini, donne, bambini…

Provate anche voi, magari non adesso, magari la prossima estate.

Sarà ancora di attualità…

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